FORLI’. L’allarme è stato lanciato sin dall’inizio delle misure restrittive e all’esordio del decreto “Io resto a casa” e, purtroppo, i timori sono stati confermati. Si prevedeva che per le donne maltrattate in famiglia la quarantena avrebbe coinciso con un aumento delle violenze: l’isolamento, la convivenza forzata e l’instabilità socio-economica in questo periodo di emergenza coronavirus sono fattori che rendono le donne, e i loro figli se presenti, più esposte alla violenza domestica.
«Negli anni sono state create molte attività a contrasto della violenza di genere, non è un tema del tutto nuovo – dice la psicologa dell’Ausl Romagna, Rachele Nanni -. Una problematica che si è scelto di affrontare attraverso azioni di rete, anche di prevenzione nelle scuole per la sua valenza sociale e culturale importante, che coinvolgono diversi attori del territorio come l’azienda sanitaria, i Comuni, le forze dell’ordine e i centri antiviolenza. A seguito del lockdown sono stati temporaneamente sospesi i servizi in presenza, per cui di conseguenza c’è stata una diminuzione iniziale delle richieste di aiuto».


Ciò non significa che il fenomeno in questi mesi è stato debellato o arginato, anzi. «Per una donna, costretta in casa con il maltrattante a seguito degli obblighi per contenere la diffusione del covid-19, la situazione è stata sicuramente molto complessa – ancora la psicologa -. In queste condizioni per lei è stato più difficile chiedere aiuto in quanto è aumentata la dimensione del controllo da parte di chi le procura violenza». Il problema nel problema. Durante il lockdown le donne non sono riuscite a sfuggire al controllo di chi le minaccia neanche per fare una telefonata di aiuto. «Diverse le richieste di sostegno e di aiuto che abbiamo ricevuto in forma nascosta, magari proprio con la scusa di andare a portare fuori il bidone dei rifiuti – precisa Nanni -. Il dato più allarmante, però, è che tra aprile e maggio sono aumentati gli accessi al pronto soccorso. Le donne hanno mostrato addirittura lesioni di violenza più gravi clinicamente e questo ci preoccupa molto. In tutti e due i casi, di conseguenza, si attiva una rete di protezione e di supporto psicologico per la donna e d eventuali figli a carico».
La seconda fase dell’emergenza, con la libera circolazione e post covid, non ha migliorato la situazione. «A seguito della crisi si possono prevedere pesanti ripercussioni anche lavorativo-economiche sulle donne – aggiunge la psicologa –. Una donna che ha perso il lavoro, vive precarietà ed incertezze economiche maggiori è oggettivamente più vulnerabile e ricattabile. Ciò implica una ulteriore dipendenza relazionale che non aiuta la donna nell’assumere scelte di autonomia e di uscita dalla dimensione del controllo. La violenza può essere definita come qualsiasi atto indirizzato contro una persona, dove questo nuoce, offende o genera paura, lede la dignità altrui e mira ad influenzare o dominare gli altri, può quindi assumere connotazioni non solo fisiche ma psicologiche ed economiche».


In questo periodo l’Ausl ha continuato anche il servizio “Liberiamoci dalla violenza” rivolto al trattamento di uomini autori di comportamenti violenti all’interno delle relazioni di coppia che desiderino cambiare. Il percorso, che ha come primo obiettivo la protezione delle vittime e la prevenzione delle recidive, è pensato per quegli uomini che riconoscono di avere un comportamento violento e che intendono porvi rimedio. «Anche in questo caso durante il coronavirus sono stati sospesi gli incontri in presenza – conclude Nanni – ma abbiamo proseguito e monitorato il percorso per coloro che avevano fatto accesso al servizio attraverso il telefono o tramite web. Questo proprio per mantenere un rapporto ed un contatto con gli uomini in trattamento». Adesso tutti i servizi sono stati ripresi regolarmente. I servizi ambulatoriali sono presenti all’interno dei Consultori di Rimini, Ravenna, Cesena, Forlì e Lugo e l’accesso, gratuito, avviene tramite contatto telefonico il Giovedì dalle 14 alle 17 al numero 366.1449292 o via mail ldv@auslromagna.it

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