FORLI’. Negli Stati Uniti è il giorno dell’Indipendenza, a Forlì il prossimo 4 luglio sarà quello di una piccola e inattesa rivoluzione. La casa di riposo “Pietro Zangheri” avrà un nuovo presidente.
Mentre sta cercando di ritornare progressivamente alla normalità, mettendosi alle spalle i mesi drammatici dell’esplosione del contagio da Covid-19, la storica residenza per anziani è nuovamente davanti a un bivio decisivo. Mercoledì 1 luglio decade l’attuale consiglio d’amministrazione e i suoi 5 membri, in carica a titolo gratuito da tre anni, andranno confermati o rimpiazzati. Uno è nominato dall’assemblea degli azionisti, due dalla Fondazione Cassa dei Risparmi, che ancora non ha reso note le proprie scelte, due del Comune che conferma il 57enne Fabio Pezzani (in rappresentanza della maggioranza) e indica la 67enne Paola Fava in quota minoranza. Prenderà il posto di Battista Bassi, vice presidente e ultimo a guidare la “Zangheri” prima dell’elezione di Wilma Vernocchi il 19 ottobre 2010. Lei, la 78enne soprano prima presidente donna della residenza sin dalla sua fondazione avvenuta nel 1886, ora ha deciso di lasciare ciò che rappresentava ben più di un incarico.


Il 4 luglio è convocata l’assemblea dei soci in una fase molto delicata della storia dell’Istituto: casa succederà?
«I 190 azionisti, organo associativo di partecipazione della comunità forlivese alla vita della Residenza in continuità con i soci benefattori che nel 1886 fondarono l’allora Casa di Mendicità, dovranno eleggere il proprio rappresentante. Da prassi consolidata, anche se non da statuto, questi diventa anche il presidente della “Zangheri”, ma stavolta non sarò più io. Ho deciso di non dare la mia disponibilità alla ricandidatura».
Confessiamo di essere sbalorditi. Per quali ragioni?
«Lo dico subito, quanto successo in questi mesi con il diffondersi del Covid-19 nella nostra struttura e le polemiche che ne sono derivate, non c’entra nulla con la mia scelta. Potevo restare, anche ad interim per un anno al fine di gestire la situazione in attesa di un ritorno alla vera normalità. Posso anche dire che mi è stato chiesto di farlo, come già in passato quando accettai di ricandidarmi ed affrontammo bufere diverse, ma non meno forti. Adesso no: la “mia Zangheri” non merita traghettatori e io sono sempre stata e voglio restare una donna libera. Anche dalle dinamiche politiche».
È molto decisa, ma mancano due settimane. Potrebbero farle cambiare idea?
«Mio fratello ha detto che verrà a Forlì da Firenze per assicurarsi che non torni sui miei passi e non lo farò. Questa è la mia casa e lo sarà sempre, ma dopo 3 anni da consigliera e 10 da presidente ho bisogno di dire “basta” e, lo ribadisco, non per il dramma che abbiamo vissuto. Ognuno la pensi come vuole, ma il Coronavirus ha colto impreparati tutti, non solo noi. Già tre anni fa volevo lasciare, non sono una donna per tutte le stagioni. Credo di avere fatto tanto e ancora devo farne in questi giorni».
Cosa, esattamente?
«Gestire questa fase e nominare 33 nuovi soci tra le persone che hanno aiutato la Residenza in tanti modi e anche con il loro volontariato per i nostri ospiti. Per la prima volta, cinque di loro saranno dei musicisti e i soci, da sempre, rappresentano la colonna morale della “Zangheri”, il suo lustro ed orgoglio».


Orgoglio anche di chi si è battuto per la sua autonomia. Il dibattito al riguardo è ancora apertissimo.
«È vero. Come comitato civico nel 2007 raccogliemmo 7.546 firme in tre mesi per fare applicare l’istanza del Consiglio comunale che prevedeva la trasformazione in Fondazione. Le consegnammo al sindaco Nadia Masini e all’assessore regionale Giovanni Bissoni e siamo ancora fermi. La mia idea non cambia, ci credo ancora, anima e corpo. Vediamo quale sarà la linea del nuovo presidente, che non è detto siano gli azionisti a nominare, e se il sindaco Zattini manterrà l’impegno di mandato. Di sicuro non possiamo restare in eterno in questo limbo».
Vernocchi cosa farà d’ora in poi?
«Mi dedicherò in tutto e per tutto alla musica e gli impegni sono fittissimi già quest’estate. Andrò a Parma, a Napoli, curerò un progetto su Torre del Lago e terrò seminari in Finlandia».

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