Forlì vara il Festival di Caterina Sforza

Dici Romagna e pensi grandi donne le romagnole, “arzdore” di una terra forte e orgogliosa. Tradizione che può trovare anche storicamente un punto d’appoggio in Caterina Sforza, donna dal fascino immortale al centro di un progetto culturale forlivese ed europeo di promozione turistica e di un festival a lei dedicato.

Attorno alla “leonessa di Romagna” negli ultimi anni si è risvegliato un grande interesse. Lo testimoniano i numerosi articoli, studi e convegni incentrati sulla sua figura. Ma mancava ancora un appuntamento di più ampio respiro che proiettasse Caterina nell’attualità.

Per questo il Comune di Forlì durante il 2020 ha intrapreso un percorso partendo dallo studio di figure storiche del territorio considerate vere e proprie icone, come Caterina Sforza, per sviluppare una kermesse che ha dato vita alla cosiddetta “edizione zero” del Festival Caterina di Forlì. Accento della libertà, tenutosi nel settembre 2020 all’arena San Domenico con gran successo di pubblico e critica. D’obbligo quindi proseguire sulla strada tracciata con l’edizione numero 1 del festival dedicato a Caterina che si inaugurerà il 3 giugno sempre all’Arena San Domenico.

Il progetto europeo

Attorno a Caterina Sforza muove anche il progetto europeo “Smart heritage”, a cui il Comune di Forlì ha aderito nel 2019, con il quale si intende sviluppare una nuova rotta per favorire un afflusso turistico costante e continuo attraverso la promozione patrimoni storico-culturali del territorio e la gestione degli stessi attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Il progetto coinvolge le città di Evia in Grecia, Tirana in Albania, Mostra in Bosnia Erzegovina e l’italiana Gerace. Il filo conduttore sono i volti e i personaggi storico-culturali che hanno lasciato il segno nei rispettivi territori e Forlì ha scelto naturalmente Caterina Sforza.

La sua storia

Caterina morì 512 anni fa a Firenze, la sera del 28 maggio 1509, all’età di soli 46 anni, con i suoi otto figli al capezzale. Giovanni, il più piccolo di questi, aveva appena 11 anni e un breve ma glorioso futuro davanti a sé: passerà infatti alla storia col nome di Giovanni dalle Bande Nere e sarà padre di Cosimo, primo Granduca di Toscana.

Scrittori e cronisti a lei contemporanei, affermano che Caterina Sforza aveva superato per fama e fascino ogni altra donna del suo tempo. Eppure, a parte i profili riportati su alcune monete bronzee conservate nei musei di Londra e Firenze, e un’immagine coeva, disegnata dal religioso e letterato Giacomo Filippo Foresti da Bergamo, non restano altre testimonianze iconografiche certe di come apparisse realmente in vita il volto della signora di Forlì e Imola.

il ritratto

Il dipinto del vasari

Tra i ritratti della signora di Forlì, forse il più noto è quello di Firenze realizzato da Giorgio Vasari, nella sala di Giovanni dalle Bande Nere di Palazzo Vecchio o della Signoria, quando Caterina era oramai morta da alcuni decenni. Osservando attentamente l’affresco ci si rende conto di come, vista la grande somiglianza, il pittore e scrittore di origine aretina si sia probabilmente ispirato nella sua rappresentazione o dalle monete o dallo schizzo del monaco Foresti di Bergamo, che si trovava a Forlì negli stessi anni in cui Caterina era signora della città.

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