Forlì. “Un giardino educativo”, il progetto di Fabrizio e Luca

Pensate a una giungla di campagna, dove si corre, si gioca, si osserva, ci si sporcano le mani, dove si impara e dove si sogna. È il giardino di Fabrizio Sintoni e Luca Bacci, forlivesi: sono entrambi giardinieri, coppia nella vita e nel lavoro, accomunati dall’amore per il verde. In virtù di questa passione e dopo una lunga esperienza sono appena entrati nel circuito di Italian Botanical Trip, il blog dedicato a novità o riscoperte botaniche, a giardini e vivai, fondato dalla giornalista e agronoma Margherita Lombardi. Fabrizio e Luca curano insieme numerosi giardini principalmente privati, della Romagna. «La nostra aspirazione maggiore è stata sempre quella di creare giardini nuovi – raccontano – più che curarne esclusivamente la manutenzione». E poco fuori Forlì, nella campagna di Carpinello, hanno creato il loro mondo verde, un giardino ricco, rigoglioso, che in alcune occasioni viene aperto al pubblico.

Adesso la loro idea è quella di accogliere i bambini delle scuole, offrendo un ambiente educativo, all’aria aperta e a contatto con la natura. Rispondono all’intervista mentre sono intenti nella potatura di arbusti secchi, osservando lo stato di salute delle foglie e il comportamento degli insetti.

Quando è nato il vostro giardino di Carpinello?

Fabrizio: «Inizialmente era un campo di cachi e apparteneva ai miei nonni, contadini. Nella cultura contadina un giardino è qualcosa di inutile, che ruba spazio all’orto, ai frutti. Per realizzare questo giardino, cominciando circa trent’anni fa, ho dovuto ritagliarmi a fatica gli spazi, anno dopo anno. Ho sempre amato le piante. A cinque anni ho chiesto in regalo un bulbo di tulipano. Comunque ancora oggi una parte del terreno conserva alberi da frutto, tra cui quattro alberi di cachi e l’orto».

Periodicamente lo fate visitare agli amici…

«Sì, anche a chi vuole avvicinarsi a questo mondo. Organizziamo ad esempio il PeoniaDay che suscita sempre molto stupore, siamo tra i pochi a seminare peonie arboree. Poi c’è anche il SettembrinoDay, in cui si possono osservare le graminacee e i colori caldi».

E quando è nata l’idea di aprirlo ai bambini, di farlo diventare un “giardino educativo”?

«Conosciamo molte insegnanti che ce lo hanno suggerito, ci hanno detto che poteva essere uno spazio utile per i bambini. Abbiamo collaborato con alcune di loro, seguendo alcune classi guidandole durante la piantumazione di alberi e ci siamo resi conto del loro interesse e del divertimento che si crea mentre imparano».

Cosa può interessare a questi bambini, cosa li diverte?

«Osservare, mettere le mani tra le foglie, nella terra. Un giardino è sempre una sorpresa, che si rinnova ogni anno, ciclicamente: tra maggio e giugno è il periodo ideale per guardare le lucciole, da marzo a settembre ci sono le rondini, in inverno i pettirossi, ci seguono mentre facciamo i lavori. Nelle vasche delle ninfee sono arrivati naturalmente rane e tritoni. I bambini amano seguire con lo sguardo le lumache e poi sono incuriositi dalle tante tipologie di piante. Noi non diamo veleni, abbiamo creato un ecosistema che si auto alimenta, al nostro giardino abbiamo dato un’impronta apparentemente selvatica».

Recentemente il vostro giardino è stato fotografato per Gardenia. Che esperienza è stata?

Luca: «Fare un giardino e finire su Gardenia è un sogno per un giardiniere. Ho organizzato tutto a insaputa di Fabrizio che è rimasto senza parole. Fabrizio seguiva Gardenia dal 1984, ha tutti i numeri conservati gelosamente. Il giardino è stato fotografato da Daniele Cavadini, che collaborava con Gardenia già trent’anni fa. È stato gratificante, emozionante».

Cosa vi diverte del vostro lavoro?

«Tra i tanti aspetti a noi piace provare ad acclimatare piante da varie parti del mondo per poi proporle nel territorio: ad esempio piante dal Sud Africa o dalla Nuova Zelanda, resistenti a un clima secco in linea con i cambiamenti climatici in atto».

Qual è lo spazio verde pubblico di Forlì che non è adeguatamente valorizzato secondo voi?

«Il Parco della Resistenza, è stato il primo giardino pubblico di Forlì, poi è stato abbandonato a se stesso nel corso degli anni. La manutenzione degli alberi monumentali non basta, occorrerebbe ripiantumare cespugli, arbusti, fiori annuali. Sarebbe bello farlo vivere come giardino storico della città».

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