FORLì. È l’incredulità degli stessi Carabinieri e agenti della Polizia municipale intervenuti sul posto ad evidenziare l’assurdità della morte di Alina Marchetta, 26 anni, originaria di Roma e residente a Forlì, vittima di una coetanea che si è messa al volante completamente ubriaca e dell’incredibile dinamica dell’incidente che questa ha provocato ieri poco dopo le 9.30 in viale Salinatore. Per lei, di concerto con il sostituto procuratore Sara Posa, è scattato inevitabilmente l’arresto con l’accusa di omicidio stradale. In caso di condanna rischia da 8 a 12 anni di carcere e fino a 15 anni di revoca della patente. Questa mattina, poi, è in programma l’udienza di convalida in Tribunale davanti al giudice per le indagini preliminari.

L’arresto
I primi accertamenti compiuti dalla pattuglia dei Carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia di Forlì, giunta immediatamente sul posto insieme a tre mezzi della Polizia locale dell’Unione dei Comuni, avevano fatto presagire che la ragazza alla guida fosse in preda ai fumi dell’alcol. Condizione confermata anche dai test effettuati in loco che hanno indicato un indice oltre tre volte superiore alla soglia di 0,50 grammi per litro di sangue prevista dalla legge. Motivo per il quale, come ricordato, è stato disposto l’arresto della ragazza, residente a Castrocaro Terme. La giovane è stata piantonata dai Carabinieri durante gli accertamenti al Pronto soccorso del “Morgagni-Pierantoni” dove è stata portata per il forte stato di choc, mentre è uscita praticamente illesa dall’incidente anche grazie agli air bag. Le dimissioni, infatti, sono avvenute poco dopo.

La dinamica
Per effettuare i rilievi necessari a capire cosa sia effettivamente accaduto e come la vittima, nata nel 1992, abbia potuto perdere la vita, sono state necessarie oltre due ore di lavoro congiunto tra Arma e Municipale, prima che il corpo potesse essere rimosso. Una prima ricostruzione evidenzia l’improvviso cambio di direzione dell’auto proveniente da porta Schiavonia, proprio davanti al ristorante “Sushi Ye” al civico 50 di viale Salinatore. La Micra ha piegato verso destra oltrepassando e poi collocandosi esattamente sopra l’alto cordolo che, proprio per garantire più sicurezza a pedoni e ciclisti, separa carreggiata e pista ciclabile. La forte velocità ha fatto sì che quella barriera diventasse una sorta di binario lungo il quale la macchina ha travolto tutto: il palo della segnaletica stradale e quello della luce, precipitati addosso alla vittima uccidendola, per poi proseguire per altri 50 metri, scavalcare di nuovo il cordolo e tornare, praticamente distrutta, in mezzo alla strada, lasciando alle sue spalle una lunga scia di carburante e, ovunque, detriti, lamiere e sangue.

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