FORLI’. Trenta minuti appena per conoscere se si è negativi o positivi al virus Sars-Cov-2. Non attraverso un test sierologico, ma proprio dal tampone naso-faringeo. Possibile? Sì ed è questo l’obiettivo di uno studio laboratoriale che dopo avere ricevuto mercoledì l’avvallo del Comitato etico della Romagna, è pronto ad essere svolto già dalla prossima settimana. Una sperimentazione che potrà rappresentare una svolta decisiva: nella diagnostica del Covid-19, nell’arginare il contagio e nel “tenere pulite”, minimizzando quindi i rischi, le strutture sanitarie. A partire dai Pronto soccorso sino alle corsie degli ospedali.


Lo studio mira, infatti, a testare una serie di tamponi che diano una risposta rapidissima. Non le 8-10 ore di prassi, ma appena 30 minuti. Va da sé che cambierebbe l’orizzonte della capacità e rapidità con cui la sanità romagnola riesce a intercettare i soggetti asintomatici “portatori di virus”. A tal scopo è stata avviata una ricerca policentrica tra le Ausl della Romagna, di Bologna e Piacenza e attivata un’équipe coordinata dalla direttrice del Pronto soccorso e Medicina d’urgenza dell’ospedale di Faenza, Raffaella Francesconi, composta da 7 tra medici e biologi e ben 19 tecnici. A guidare questa squadra al laboratorio analisi di Pievesestina è il professore dell’Università di Bologna e direttore dell’Unità operativa di Microbiologia dell’Ausl Romagna, Vittorio Sambri.
Camice addosso, è pronto a iniziare il lavoro. «L’idea è nata a metà luglio dall’esigenza di trovare la chiave per semplificare la diagnosi del Covid-19 negli ambienti sanitari e in primis in quel punto di primo accesso che è il Pronto soccorso – spiega –. Chi vi entra senza sintomi, per qualsiasi tipo di necessità, va comunque “trattato con i guanti” e se fosse in realtà positivo, da un tampone lo sapremmo dopo ore ed ore. Tempo che lui passerebbe in sala e in ambulatorio risultando potenzialmente contagioso. Possiamo capirlo prima? Ce lo siamo chiesti e ora iniziamo a fare prove su alcuni test molecolari e antigenici per capire quali, tra questi ultimi, siano in grado di darci una risposta in appena 30 minuti e con quale tasso di affidabilità. Quello che risulterà averla migliore, potrà essere poi usato».


E sarebbe un cambiamento epocale perché «potremmo effettuarne migliaia al giorno in laboratori direttamente in prossimità del paziente». Si capterebbero i positivi asintomatici praticamente all’istante e, quindi, «le strutture d’emergenza verrebbero “pulite” e tornerebbero ad avere la loro funzione, non come in primavera quando erano quasi solo anticamere di trattamento per soggetti contagiati».
Lo studio è stato appena autorizzato dal Comitato etico in quanto presuppone un doppio campionamento sulle persone. «Abbiamo selezionato tre Pronto soccorso, quelli di Rimini, Faenza e Lugo – illustra Vittorio Sambri -. Nell’arco delle prossime tre settimane, sottoporremo 2mila pazienti con rischio Covid zero (asintomatici ndr.), che vi fanno accesso per qualsiasi altro problema di salute, a due prelievi naso-faringei. Vi effettueremo il test molecolare classico e quello antigenico rapido e verificheremo in laboratorio quanti siano positivi, o negativi, ad entrambi». A quel punto la differenza la farà la percentuale dei positivi che può sfuggire al test rapido. «Esattamente, perché il vantaggio della semplicità e della tempistica deve raffrontarsi con il limite di quanti possibili positivi “perdiamo”. Se il test dovesse intercettarne comunque il 90-95%, la risposta sarebbe importante ed efficace».
Il test che più garantirà questa percentuale di efficacia, sarà quello affidabile e, quindi, validato. E poi? «Servirà una settimana per le prove di laboratorio, poi potrà subito essere utilizzato. La semplificazione sarà enorme».

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