Forlì. Siccità, gli agricoltori temono l’interruzione dell’acqua

La siccità inizia a farsi sentire cominciando a mettere in crisi i fiumi e in allarme gli agricoltori. Pur al momento non avendo riscontrato perdite delle coltivazioni, chi lavora nel settore teme, se le temperature così elevate dovessero protrarsi a lungo e l’acqua per l’irrigazione dovesse venire meno, conseguenze che potrebbero rivelarsi tragiche. «A oggi si notano cali di peso per certe varietà che sono site in terreni meno freschi rispetto ad altri – spiega Matteo Villa, agricoltore di Villa Franca -. Il caldo intenso oltre i 40 gradi potrebbe, nelle prossime ore o nei giorni della settimana che verrà, scottare i frutti esposti al sole, ovviamente nei momenti più caldi della giornata. Al momento il Cer fornisce un ottimo servizio nella nostra zona. Noi utilizziamo un innaffiamento a gocce con metodi di irrigazione gestiti con sonde di profondità per rilevare il giusto fabbisogno idrico per gli impianti a frutta. Lo scopo è evitare irrigazioni insufficienti o sprechi di acqua che nuocciono alle colture, oltre che al nostro portafoglio». «Al momento non ho notato un calo delle coltivazioni legate alle temperature elevate, sono più preoccupato per il futuro – fa eco Paolo Paganelli, agricoltore di Magliano -. Attualmente con impianti a goccia e a spruzzo, oltre al servizio del Cer, sono riuscito a soddisfare il fabbisogno di irrigazione. La paura è che all’improvviso venga meno l’acqua. Ciò significa che, a parte la vite che è una pianta più resistente, nel giro di una settimana tutte le coltivazioni sarebbero compromesse in maniera consistente». Insomma, serve acqua. «Come non essere preoccupati quando i livelli del fiume Po sono ai minimi storici – prosegue Villa -. Ci sono colture, come il kiwi, che non possono essere abbandonate a livello di apporto di acqua giornaliero e, avendo una raccolta nei mesi autunnali, allungano così il calendario di irrigazione. Il rischio è di perdere sia i frutti che le piante in essere». L’altra faccia della stessa medaglia, sono i danni che potrebbero insorgere a causa di violente perturbazioni. «Il troppo non aiuta un’altra volta, specie se non si tratta di precipitazioni “normali” ma di grandine o trombe d’aria – conclude Paganelli -. Se dovesse piovere durante la raccolta, come può accadere in estate anche se raramente, potremmo avere dei marciumi tra i frutti». «Durante la bella stagione il rischio temporale è sempre elevato – tiene a precisare Villa -. Le precipitazioni non aiutano le piante da frutta in raccolta imminente. Si potrebbero creare vari danni, quindi, il migliore equilibrio è quello di riuscire a produrre utilizzando i giusti apporti di acqua in base alle colture con irrigazioni a goccia. E nel futuro prossimo sarebbe bene creare nuovi bacini o invasi per raccogliere acqua in momenti di abbondanza, per reimmetterla in momenti in cui vi è la necessità».

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