Forlì riparte dal jazz con il Chet festival

Grandi novità per Naima Foundation di Forlì che ha raccolto da qualche anno il testimone del glorioso Naima Club. Dopo l’elezione a presidente di Juliano Cavicchi, già direttore di grandi formazioni orchestrali, Naima Foundation rilancia la musica jazz, riproponendo per la prossima estate il “Forlì Jazz/Chet Festival”, alla quarta edizione. Il festival è dedicato appunto al mitico Chet Baker, che si esibì al Naima nel marzo del 1984, quattro anni prima di morire.

«Il festival nasce infatti nel 2018, trentesimo anniversario della morte di Chet – ricorda il direttore artistico dell’associazione, Michele Minisci –. Il 13 maggio, alle 3 del mattino, con alcuni amici e musicisti ci riunimmo davanti all’Arquebuse, dove Chet si era fermato a bere la sera prima del concerto senza avvertire nessuno: e quella sera rischiai davvero l’infarto! Deponemmo una targa in sua memoria e il giorno dopo inviai le foto alla direzione del Prins Hendrick di Amsterdam, l’hotel da una finestra del quale Chet volò giù in quella notte di maggio del 1988, e dove c’è un suo ritratto in bronzo».

Il festival 2021 gli rende omaggio invitando tre grandissimi trombettisti.

«Alla fine di luglio arriveranno a Forlì Paolo Fresu, Fabrizio Bosso e Flavio Boltro che hanno accettato la nostra proposta anche se per qualche motivo legato alla pandemia dovessimo spostare tutto a metà settembre».

Anche le attività collaterali sono dedicate a Baker.

«Sì, saranno presenti autori che hanno scritto su di lui, come Roberto Cotroneo, con “E nemmeno un rimpianto”, Domenico Manzione, il magistrato titolare del processo che lo vide coinvolto a Lucca per problemi di droga; e Marco di Gennaro, dirigente della casa editrice Minimum Fax, che ha riordinato gli appunti e gli scritti di Baker in “Come se avessi le ali”. Il destino di Chet Baker infatti è strano: mise pochissimo nero su bianco, e dei tanti brani composti non ne depositò nessuno».

Quindi, niente diritti per gli eredi!

«Era un disgraziato: come solo i miti possono essere. Ha lasciato una impronta musicale indelebile, ma non badava alle cose materiali. Quando lo conobbi, anzi, mi colpì la sua fragilità. Mi faceva venire voglia di abbracciarlo: e avevo di fronte un mito!».

La scelta del maestro Cavicchi, che vive a Forlì da qualche anno, a presidente della Naima Foundation è una scelta importante.

«E una ventata di entusiasmo per noi, e si è aggiunta alla notizia che la nostra affiliazione alla Naima Foundation Usa con sede a New Orleans, è stata accettata. Inoltre, stiamo elaborando l’idea di creare una Jazz band Città di Forlì, a cui invitare jazzisti, musicisti del mondo del gospel e del musical e anche del liscio, formatisi nel jazz».

Un progetto ambizioso.

«Un progetto cittadino, che speriamo sia sostenuto da realtà economiche e culturali locali in modo che il jazz diventi uno degli aspetti della cultura forlivese».

Occorre tanto lavoro.

«Il mio amico Franco Dell’Amore mi chiede sempre se non sono ancora stanco di agitarmi. Ma finché ho questo fuoco e questa passione, vado avanti: anche per contribuire ad andare oltre il gap psicologico dovuto alla pandemia!».

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