FORLI’. Tre mesi di tensione, timore, sudore e palpitazione per un impegno in prima linea che non conosceva orari, ma solo un’altalena snervante tra prostrazione e gioia quando una persona usciva dal tunnel del Covid-19. Ora, da questo tunnel, non solo il personale sanitario, ma in generale il territorio forlivese e la sua comunità, sembrano essere in procinto di uscire. Anche ieri, infatti, nessun nuovo contagio né vittime e 10 ulteriori guariti in provincia. Le persone ancora ricoverate in ospedale a causa dell’infezione sono appena 7 in tutto il Forlivese.
Un dato analogo a quello della prima decade di marzo. Da allora è stata un’escalation sino al 13 aprile quando si raggiunse l’apice della pressione sanitaria: 106 ricoverati, di cui 92 nei reparti Covid e 14 in Terapia Intensiva. Ben 9 comuni del comprensorio avevano almeno un cittadino in ospedale, 67 solo a Forlì.
Da quel giorno è iniziata la flessione, esattamente un mese fa è stata chiusa la Rianimazione Covid e il 21 maggio il Forlivese non aveva più pazienti degenti in Terapia Intensiva. «Adesso persistono 7 persone con una positività accertata e sono tutte degenti ormai da settimane – spiega il direttore dell’ospedale forlivese, Paolo Masperi -. Manteniamo comunque una zona filtro dove vengono assistiti i pazienti, prevalentemente in arrivo dal Pronto Soccorso, le cui patologie necessitano di un approfondimento, ma alla prova del tampone è da tempo che risultano tutti negativi. Così come i pochi contagi derivano tutti dagli screening sierologici e sono tutti asintomatici».


Si tira il fiato
Per questo, dopo la chiusura di un primo reparto-Covid a Pneumologia, pare prossimo anche il disallestimento del secondo, presente all’Unità di Medicina. «Stiamo verificando se vale la pena tenerlo attivo o riportare tutta Medicina all’attività ordinaria. Ovviamente resta operativo Malattie Infettive, ma se l’andamento epidemiologico non subisse inversioni di tendenza, a metà giugno potremmo decidere di chiudere l’ultimo reparto Covid. Siamo moderatamente ottimisti».
L’ottimismo
Masperi incrocia le dita: la seconda ondata per ora non si è verificata. «Le riaperture sono state equilibrate, il resto lo ha fatto il senso civico dei forlivesi. Adesso la sintomatologia è scarsissima, ma la storia delle malattie infettive ha sempre parlato di ripresa dei contagi. Di quale potenza e diffusione non possiamo ipotizzarlo».
La lezione
L’ospedale resta quindi in allerta. «Davanti a un’ondata che ci ha preso alla sprovvista, la struttura ha reagito bene e il personale, compresi tecnici e addetti alle pulizie, ancor meglio. È ovvio, però, che questa esperienza ci ha insegnato ad usare le protezioni individuali e collettive come una regola quotidiana in ogni circostanza e anche a superare un limite che inizialmente c’è stato: la separazione dei percorsi per i pazienti, la loro distinzione e un adeguamento flessibile in caso di bisogno, devono diventare una costante della nostra organizzazione e così sarà».

Argomenti:

coronavirus

Forlì

ospedale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *