Forlì, “reddito basso” e il giudice blocca il risarcimento

Niente risarcimento in attesa della sentenza di Appello perché le sue risorse economiche da retribuzione di lavoratrice dipendente e pensione del defunto marito non le permetterebbero di restituire la somma in caso di ribaltamento della sentenza di primo grado. Sentenza che le attribuiva un risarcimento per una malattia professionale contratta sul luogo di lavoro che aveva portato anche al suo licenziamento. Lo ha stabilito il giudice della Corte di Appello di Bologna, sezione lavoro, giudice relatore Roberto Pascarelli, accogliendo la richiesta dell’azienda che si era vista pignorare la somma di circa 19.157,15 euro da versare alla signora. La donna, 56enne, dal 2001 al 2008 ha lavorato come operaia metalmeccanica in una ditta di Forlì, come addetta alle lamiere di ferro, ma anche acciaio, rame. Durante questo periodo le era stata diagnosticata una dermatite eczematosa da contatto diffusa alle mani, agli avambracci e alle gambe per esposizione a sostanze chimiche. Le verifiche dell’Inail avevano accertato il nesso causale tra la patologie e il lavoro della donna, registrando riconoscendole un’invalidità permanente del 5%. Il 14 maggio 2008 la donna viene licenziata per inidoneità sopravvenuta alle mansioni. La dipendente, difesa dall’avvocato Giuseppe Mazzini, ha presentato ricorso contro la società datrice di lavoro davanti al Tribunale di Forlì, sezione lavoro, per ottenere il risarcimento dei danni subiti.

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