Forlì, Pronto soccorso vicino all’emergenza: personale scarso

«Sos Pronto soccorso»; «Pronto soccorso in codice nero»; «Pronto soccorso e 118 a rischio estinzione». Allarmismo? No, allarme per l’emergenza che vivono in tutta Italia, e anche a Forlì, le strutture della medicina d’urgenza e che viene sottolineato dagli slogan a forte impatto scelti dal “Simeu”, la Società italiana medicina d’emergenza-urgenza, per lanciare la mobilitazione che vedrà i direttori delle unità operative e i professionisti di questo settore strategico, manifestare domani alle 12.30 in piazza Santi Apostoli a Roma.

La situazione

La richiesta, a gran voce, è quella di provvedimenti straordinari per sopperire alla pesante carenza di personale che in questi mesi affligge i Pronto soccorso da Nord a Sud Tra i partecipanti ci sarà anche Andrea Fabbri, direttore dell’unità operativa Pronto soccorso, Medicina d’urgenza e 118 di Forlì. «Rispetto alle attuali esigenze mancano 4mila dottori e 10mila infermieri in tutta Italia e addirittura nell’ultimo anno su 12mila unità di personale medico di pronto soccorso, ci sono state 2mila dimissioni – dichiara –. Se pensiamo che praticamente tutti i concorsi indetti per nuove assunzioni vanno deserti e che la metà delle borse di studio in questa specializzazione non sono state assegnate nell’anno accademico in corso per disinteresse dei neolaureati, è subito chiaro come siamo di fronte al rischio estinzione: serve una riforma organica del sistema».

Esperienza diretta

Il timore di Fabbri si fonda anche sulla situazione che, quotidianamente, tocca con mano a Forlì. «In Pronto soccorso manca un terzo del personale medico necessario, su un fabbisogno di 34 unità ora siamo in 22 e il rapporto è di un medico ogni 10 assistiti: insufficiente a garantire le adeguate performance e se i tempi d’attesa stanno aumentando, il motivo è anche e soprattutto questo».

L’affaticamento

Il personale operativo, poi, è sottoposto a uno stress crescente. «Bisogna sempre garantire due gruppi di lavoro in parallelo, uno dei quali dedicato ai sospetti casi Covid e se prima della pandemia assicuravamo 4-5 medici in ognuno dei due turni, più due di notte, ora che l’impegno è aumentato, nei turni mattutini e pomeridiani non siamo mai più di 3 e chi fa la notte è costretto ad essere al lavoro due volte a settimana. Questo non solo impedisce di assicurare riposi e ferie a chi ne ha bisogno, ma alza il rischio che aumentino casi di malattia».

Ingressi aumentati

Al momento l’unico rischio che si sta evitando è il ritorno dei contagi tra gli operatori: il Pronto soccorso non ha visto svilupparsi nuovi focolai infettivi. C’è, però, una mole di interventi cresciuta rispetto alla fase acuta della pandemia. «Gli accessi nel 2020 erano calati del 20%, ora sono aumentati tantissimo perché la gente è tornata a rivolgersi a noi quando, invece, potrebbe beneficiare dei servizi della medicina territoriale. Se, poi, aggiungiamo un flusso crescente di anziani che arrivano anche dalle strutture, si può dire che come utenti siamo tornati ai livelli pre-Covid, ma con i contagi, in ripresa, da gestire in contemporanea».




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