Forlì, progetto Viva per salvare vite

«Quanto accaduto al calciatore Christian Eriksen è emblematico di come il massaggio cardiaco precoce sia fondamentale in certe circostanze: quella manciata di minuti, che passano tra l’arresto cardiaco e l’intervento dei sanitari, possono fare la differenza tra la vita e la morte».

Il riferimento è a quanto accaduto al centrocampista dell’Inter, colpito da arresto cardiaco, durante la partita tra Danimarca e Finlandia, e a parlare è Francesco Landi, medico dell’unità operativa di Anestesia e rianimazione dell’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì, che nel 2013 ha costituito la costola forlivese di Viva, Campagna nazionale di sensibilizzazione per la rianimazione cardiopolmonare. Per anni ne è stato il coordinatore a livello locale, per poi assumere lo stesso incarico a livello nazionale, fino a qualche tempo fa. La campagna Viva nasce nel 2012 su indicazione dell’Unione europea, che, dati gli alti numeri di casi registrati, invita i Paesi membri a rafforzare l’informazione sui rischi legati all’arresto cardiaco e sull’importanza della rianimazione cardiopolmonare. Il team forlivese si costituisce un anno dopo, nel 2013, ed è composto da medici e infermieri di Irc (Italian resuscitation council), unità di Rianimazione dell’ospedale, Pronto soccorso, Medicina d’urgenza, 118 e Cardiologia. A Forlì, ogni anno, vengono colpite da arresto cardiaco tra le 60 e le 70 persone, a fronte dei 400mila casi registrati in Europa e dei 4-5 milioni nel mondo. Le attività di Viva, che inevitabilmente hanno subito rallentamenti a causa delle restrizioni imposte dal Covid, riguardano non solo i corsi tenuti in ambito sportivo, ma anche la presenza diffusa nelle scuole, a partire dalle primarie.

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