FORLI’. Nove nuovi casi di positività in una settimana, concentrati in due focolai composti da altrettanti nuclei familiari. I dati del Coronavirus nel territorio Forlivese rappresentano un monito per chi pensava di essere già fuori dall’emergenza e di potersi comportare senza troppe precauzioni. Comportamenti errati che sono confermati anche da una lettera inviata dal Dipartimento di Salute pubblica di Forlì, indirizzata a Prefetto, Procura e Carabinieri dove viene rappresentato in particolare il caso del gruppo familiare che abita tra Forlì e Predappio (ieri accertata la positività di tre componenti nella cittadina del Rabbi): dopo che un medico aveva segnalato la necessità di sottoporre a tampone un familiare con i sintomi del Covid-19, gli operatori sanitari hanno sentito i parenti – alcuni poi risultati positivi – per verificare contatti e spostamenti, i quali avrebbero raccontato verità non complete sui propri incontri e ritrovi. Si parla, ad esempio, di pranzi di famiglia dove si ometteva la presenza di qualche parente, risultato invece al tavolo. Forse con l’unico obiettivo di sottrarre il familiare alla quarantena preventiva di due settimane. Comportamento comunque grave visti i casi di positività e il fatto che le persone risultate poi infette potrebbero aver avuto contatti, ignari di essere contagiosi. Per questo l’Ausl ha voluto rimarcare la necessità di offrire la massima collaborazione agli addetti impegnati nella ricostruzione dei contatti, per evitare che il virus si propaghi.


Quarantena violata
Dallo stesso nucleo familiare forlivese-predappiese arriva un’altra presunta irregolarità nei comportamenti, in questo caso di una persona che non risulta tra i positivi perchè non si è sottoposta a tampone, rifiutando di ricevere gli inviati dell’Igiene pubblica: rientrato dall’estero e quindi in regime di quarantena di due settimane, come previsto dalle norme in questi casi, avrebbe incontrato più persone, non solo della stessa famiglia, in pratica non rispettando l’isolamento. Si entra nel campo delle ipotesi, ma essendo stata coinvolta anche la Procura, le indagini potrebbero, in caso di contagio per i contatti, valutare la denuncia per epidemia colposa.
I numeri
Il messaggio è chiaro: guai ad abbassare la guardia e a lasciarsi andare a comportamenti scorretti. Il rischio di una ricaduta non è tanto remota. Se gli esperti ipotizzano una seconda ondata da settembre, o comunque con l’arrivo del freddo, l’allentamento dell’attenzione potrebbe anche anticipare una crescita dei casi, come si registra in questa settimana. Sono i numeri ad accertarlo: fino al 1 giugno i casi nel Forlivese erano 944, con 113 morti e 78 persone ancora da guarire. Una data che comprendeva anche le prime riaperture di maggio dopo il lockdown. Dal 1 al 20 giugno (dal 3 giugno il Governo ha allargato ancora le riaperture) i casi sono stati 5: anziani che si sono rivolti a medici per altre problematiche e che sottoposti a tampone sono risultati positivi, ma che potrebbero però essere persone che erano già in via di guarigione, con “avanzi” di virus. Casi che la Regione tratta comunque come “recidivi”, per i quali è prevista una settimana di isolamento e doppio tampone. Da quel 20 giugno, però ecco i due nuovi focolai. A Bertinoro padre, madre e figlio; a Forlì il nucleo familiare che conta sei positivi (tra questi anche un minorenne) e che potrebbe aver avuto contatti con altre persone. Le quattro persone di Predappio saranno ospitate per la quarantena in uno dei Covid hotel dell’Ausl. L’informativa dell’Ausl deve servire come monito: con la salute pubblica in ballo non è il caso di prendere sottogamba la questione.

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