Forlì. Morte di Luigi Balestri, accolto il ricorso: nuova perizia

La Corte di Appello di Bologna, prima sezione penale, ha accolto il ricorso delle parti civili e disposto che si proceda a una nuova perizia affidata a un cardiologo cui sarà affidato l’incarico nella prossima udienza fissata per il 22 ottobre. A dodici anni dalla morte dell’imprenditore Luigi Balestri, per la quale sono stati indagati sei medici, la parola fine nella vicenda processuale deve essere ancora scritta. Nel 2016 erano stati assolti i sei medici accusati di omicidio colposo per la morte dell’imprenditore forlivese 75enne, deceduto il 6 gennaio 2010, mentre si trovava in vacanza in montagna e rimasto oltre 600 giorni in obitorio in attesa che l’inchiesta facesse il suo corso. La Procura voleva vederci chiaro e valutare eventuali negligenza, imprudenza, imperizia o violazione di specifiche norme di comportamento mediche. Il fascicolo era stato aperto dal sostituto procuratore Fabio Di Vizio dopo la denuncia della famiglia del deceduto. L’imprenditore, affetto da cardiomiopatia, era morto nel sonno, ma qualche giorno prima del decesso mentre si trovava in vacanza a Madonna di Campiglio, era caduto dalle scale, riportando un trauma toracico e del rachide e venne portato al Pronto soccorso del presidio di Tione, dove dopo alcune ore era stato mandato a casa dopo gli accertamenti del caso. Dopo neanche 24 ore, però un nuovo ricovero in ospedale a Tione, per dolori addominali: nuovi esami e nuove dimissioni. Poi la morte, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 2010, dovuta a insufficienza miocardica acuta, edema polmonare e congestione pluriviscerale, in grave cardiomiopatia dilatativa, situazione patologica preesistente, a livello cardiaco, che aveva determinato un disturbo acuto, di natura elettrica, del ritmo e/o della conduzione cardiaca. Una diagnosi che aveva ipotizzato nel comportamento dei sanitari dell’ospedale di Tione una condotta non chiara, omettendo le dovute indagini cardiologiche. Nei guai era finito anche il medico cardiovascolare forlivese che aveva in cura nel periodo 1996-2009 l’imprenditore, il quale non aveva sconsigliato la vacanza in montagna, quindi in alta quota, viste le condizioni fisiche particolari del paziente. La famiglia, tutelata dagli avvocati Lorenzo Valgimigli e Max Starni, aveva chiesto di fare luce su quanto accaduto.

Ora una nuova puntata che tiene accesa la vicenda processuale.

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