Forlì, “mia zia è allettata e nessuno l’aiuta”

«Mia zia sta soffrendo, non siamo in condizioni di assisterla nella maniera giusta e nessuno ci aiuta». Sonia Mosconi da mesi lotta contro la burocrazia e contro un sistema sanitario che, a suo parere, non ha gestito nel modo migliore la situazione della zia, una donna di 67 anni affetta dalla sindrome di Down.

«Abbiamo portato la zia in pronto soccorso lo scorso giugno in seguito alla rottura del femore, i medici hanno ritenuto che non fosse opportuno operarla e l’hanno rimandata subito a casa senza farle nulla, ma da allora è praticamente allettata. Una settimana dopo ha avuto un’indigestione con conseguente polmonite da inalazione ed è stata ricoverata in ospedale. I medici dicevano che ormai stava morendo e che non c’era nulla da fare. Ci avevano prospettato una situazione talmente tragica che è persino venuto il prete a darle l’estrema unzione. Ogni giorno ci dicevano che era questione di tempo – sottolinea Mosconi con rammarico – noi familiari sapevamo che non era così ma ci dicevano che eravamo ostinati, che non volevamo accettare la realtà e che non era giusto tenerla in vita. Ma la zia era ancora lucida, infatti nei giorni seguenti si è ripresa e dopo 10 giorni ci hanno comunicato che potevamo portarla a casa. Servivano però un sollevatore e un letto motorizzato per gestirla, ci dissero che avrebbe provveduto il sistema sanitario a fornirli, ma questi ausili non sono arrivati. Ad agosto è venuto a casa nostra un tecnico a verificare la situazione, ma non è successo niente. Lo stesso tecnico è passato anche nei giorni scorsi ma di nuovo non ci ha dato alcuna certezza. Ora io mi chiedo: sono passati più di 4 mesi, quanto dovremo aspettare ancora? Per un breve periodo è venuta anche un’operatrice sanitaria, inviata tramite i servizi sociali, ma poi ha rinunciato perché diceva che senza gli ausili sanitari non ce la faceva a gestire la zia».

La famiglia della signora non si rassegna e ora chiede aiuto alle istituzioni. «Chiedo che qualcuno venga a casa nostra a vedere la situazione, non è giusto che mia zia sia trattata così, non può essere ignorata. Le persone con sindrome di Down di solito non hanno aspettative di vita lunghe – prosegue Sonia Mosconi – difficilmente arrivano oltre i 50 anni, ma non mi pare un buon motivo per non seguire una donna di 67 anni ancora in vita perché dovrebbe essere già morta. Io e mia figlia facciamo il possibile per occuparci di lei, la prendiamo in braccio ma senza letto motorizzato e ausili è difficile spostarla, ad esempio portarla in bagno e lavarla. Al centro diurno non ci può più andare perchè è allettata. Allora io mi chiedo, perché le istituzioni non aiutano chi ha veramente bisogno? In queste condizioni la zia sta davvero peggiorando, perché non possiamo rendere dignitosa la sua vita? Non è in condizioni di poter fare neanche una doccia e nessuno ci aiuta. Non è giusto lasciarla così. Leggo spesso che il Comune stanzia soldi per famiglie, disabili e anziani, ma non è così semplice avere aiuti concreti. Ci sono situazioni che vanno valutate caso per caso».

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