Forlì. Lievitano i prezzi, per pasta e pane aumento del 35%

Due anni di pandemia, con la produzione rallentata o bloccata, hanno già generato un rincaro nei consumi delle famiglie forlivesi con una spesa stimata di 1469 euro in più nel 2022. Ora, a tutto ciò, si aggiungono anche il conflitto in Ucraina e le tensioni sui mercati internazionali. In altre parole, lievita il costo per le famiglie fino a 2mila e 354 euro. Questo significa che si spenderanno 288 euro in più per il carburante visto l’impennata dei prezzi, + 218 euro anche per le tariffe di luce, gas e acqua e soprattutto 129 euro in più per il settore alimentare. Se fino a qualche settimana fa un chilo di pasta costava mediamente 0,89 centesimi, con l’inflazione schizzata alle stelle (+6,2%) per la stessa confezione di pasta si arriverà a spendere quasi 1,50 euro.

«In media si stima un aumento dei prezzi del 6,5% – spiega Maria Giorgini, segretaria della Cgil -, ma alcuni beni, come pasta, pane e farina, hanno registrato aumenti ben peggiori con un incremento medio del 35%». Destano una forte preoccupazione i dati che emergono e che evidenziano una spaccatura tra i nuclei più abbienti e quelli meno abbienti. Un aumento che risulterà insostenibile per molti – afferma Milad Basir, presidente di Federconsumatori di Forlì -. Per questo è fondamentale che il Governo intervenga non solo sul fronte delle tariffe, per contenere gli aumenti e garantire nuove fonti di approvvigionamento, ma anche per sostenere le famiglie che si trovano in situazione di maggiore difficoltà. È necessario ogni sforzo in questa direzione, a partire da una revisione della riforma fiscale che, così come disposta, non sarà in grado di garantire una maggiore equità, ma anzi non farà altro che accrescere disparità e disuguaglianze. Infine, è da tenere presente il primato negativo su scala regionale dei nostri territori per quanto riguarda la questione dei costi idrici che aggrava ancora di più la situazione mettendo in enorme difficoltà la fascia più debole della nostra società».

La questione non migliora sul fronte della panificazione. Il pane fino a poco tempo fa costava, in Emilia Romagna, 3,20 euro al chilo ora con il conflitto in corso rischia di costare molto di più. «Immediatamente dopo l’invasione in Ucraina, in una sola giornata, il prezzo del grano ha subito un aumento del +5,7% – spiega Laura Padulli di Cna -. La crescita non si è arrestata e nei giorni seguenti si è toccato un +10%, a ciò vanno aggiunte anche le impennate dei costi energetici che per la panificazione sono importanti. Inoltre, i fornai possono essere anche fornitori della grande distribuzione dove già la marginalità è minima. Con l’aumento dei prezzi a cui stiamo assistendo, questa viene meno e non si riuscirà a coprire tutti i costi di produzione. Sicuramente andrà rinegoziata».

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