Forlì, le foto di “Civilization” ai Musei San Domenico

Per la settima mostra del programma culturale del Festival del Buon vivere, Forlì ha fatto le cose in grande e da oggi (e fino all’8 gennaio 2023) ospiterà ai Musei San Domenico “Civilization: vivere, sopravvivere, Buon vivere”. Oltre 300 immagini di 130 fotografe e fotografi provenienti da cinque continenti, una mostra che affronta temi del presente e del futuro del mondo contemporaneo, sempre più caratterizzato dai fenomeni della interconnessione e della globalizzazione. Il racconto per immagini della civiltà planetaria del XXI secolo come grande impresa collettiva, capace di produrre innovazioni, scoperte e opportunità senza precedenti ma anche rischi e minacce alla sopravvivenza stessa dell’umanità.

Dopo essere stata esposta a Seul, Pechino, Auckland, Melbourne e Marsiglia, “Civilization” arriva a Forlì nella sua forma più ricca e completa, confermando il ruolo di polo di produzione culturale che la città si è ritagliata negli ultimi anni nel prestigioso circuito delle più importanti mostre fotografiche.

Co-prodotta dalla Foundation for the Exhibition of Photography (Minneapolis/ New York/ Parigi/ Losanna) e dal National Museum of Modern and Contemporary Art of Korea di Seul, in collaborazione con Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, la mostra promuove una profonda riflessione su temi fondamentali della contemporaneità, a partire dagli effetti, talvolta straordinari e a volte drammatici, delle relazioni tra individui, collettività, generazioni e culture del nostro tempo.

«Il tema implicito di Civilization – dichiarano i coordinatori dell’edizione forlivese Walter Guadagnini, Monica Fantini e Fabio Lazzari – è quello delle relazioni tra esseri umani e delle conseguenze inevitabili che ogni scelta individuale e collettiva è destinata ad avere in un contesto in cui gli individui vivono in modo sempre più interdipendente e interconnesso. Per questo Civilization rappresenta in modo paradigmatico la volontà di utilizzare il linguaggio universale e potente della fotografia come strumento prezioso per la riflessione che il festival del Buon Vivere propone sui temi della relazione come elemento centrale per la progettazione della società del presente e del futuro».

«Devo ringraziare la Fondazione – ha detto alla presentazione il sindaco Gian Luca Zattini – perchè per i forlivesi questi eventi sono attesissimi e importanti. Aver trasformato la nostra città in un contenitore così importante a livello nazionale e internazionale è un piacere per tutti noi».

«Come Fondazione siamo contenti di aver rispettato l’impegno preso – ha aggiunto il presidente della Fondazione Maurizio Gardini – Sono eventi che muovono interesse e richiamano visitatori e che fanno crescere il territorio».

La mostra è articolata in otto sezioni dedicate ad altrettanti temi, che permettono di affrontare una panoramica esaustiva e trasversale sulla contemporaneità e che nella formulazione proposta a Forlì si arricchisce di un focus inedito, che rende unica l’esposizione e ne completa l’analisi con un affondo che vede protagonisti i migliori nomi della fotografia contemporanea nazionale.

Accanto a esponenti cardine della fotografia internazionale come Edward Burtynsky, Candida Höfer, Richard Mosse, Alec Soth, Larry Sultan, Thomas Struth, Penelope Umbrico e altri, merita infatti di essere sottolineata la notevole presenza di autori italiani – come Olivo Barbieri, Michele Borzoni, Gabriele Galimberti, Walter Niedermayr, Carlo Valsecchi, Massimo Vitali, Luca Zanier, Francesco Zizola – segno della progressiva crescita di reputazione della nostra fotografia.

L’edizione forlivese di Civilization presenta inoltre una sezione inedita dedicata ai due avvenimenti che hanno maggiormente caratterizzato le vicende del mondo negli ultimi tre anni, ovvero la pandemia e la guerra in Ucraina.

In merito all’epidemia di Covid19 sono state inserite in mostra alcune immagini della serie Covid on Scene che il fotografo ravennate Alex Majoli (già presidente della Magnum) ha realizzato negli ultimi anni, accanto ai lavori di Ludovica Bastiani e Nicola Bertasi, i quali si sono dedicati al racconto della pandemia e del lockdown a livello internazionale.

Sulla tragedia della guerra in Ucraina, invece, i curatori hanno deciso di esporre un’immagine di grande formato di uno dei più importanti fotografi italiani, Paolo Pellegrin, insieme agli scatti di due autori ucraini, Mikhail Palinchek e Alina Smutko, che hanno saputo raccontare alcuni aspetti particolarmente toccanti della guerra nel loro Paese.

Orari: da martedì a domenica dalle 9.30 alle 19. Chiuso di lunedì

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