Forlì, le colleghe di Sara Pedri: “Un clima terribile”

«Per le nostre assistite è stata una liberatoria rinascita». Andrea Manca e Andrea De Bertolini, legali a cui si sono affidate sei professioniste operanti nel reparto di Ginecologia dell’ospedale di Trento, commentano così il trasferimento del primario Saverio Tateo e della dirigente medica Liliana Mereu. Ad affidarsi ai due avvocati trentini sono state infatti alcune colleghe di Sara Pedri, la 31enne ginecologa di origini forlivesi scomparsa lo scorso marzo in circostanze sospette. «Era una situazione insostenibile – spiega il legale Manca, riferendosi al clima del reparto del Santa Chiara –. Le professioniste erano pronte a dare le dimissioni». Affermazioni, quelle dell’avvocato del foro di Trento, che tratteggiano i contorni di un contesto lavorativo «caratterizzato da un clima intimidatorio e da azioni di ritorsione nei confronti del personale. Da lunedì (il primo giorno di assenza del primario e di Mereu, di fatto la vice del direttore del reparto, ndr) si è voltato pagina, ma le sofferenze patite in questi anni non si cancellano».

Per il momento, tuttavia, non è scattata nessuna denuncia. «L’urgenza dei giorni scorsi – spiegano i legali – era quella di evitare la presenza in corsia dei vertici del reparto, ed è accaduto. Ora lavoriamo a un livello diverso e iniziamo a parlare di mobbing, raccogliendo tutte le informazioni per avere un quadro il più completo possibile, e che possa tenere conto anche di quanto emerso dalle 110 audizioni effettuate finora». Quello che già emerge dalle prime ricostruzioni è, a oggi, «un clima lavorativo fatto di minacce e ritorsioni, in cui era vietato anche convocare riunioni interne». «Martedì scorso – continuano gli avvocati – mentre era in corso il lavoro degli ispettori del Ministero, era stata fatta girare in reparto una lettera da parte di un non ben precisato sorta di “gruppo di professionisti” a sostegno del primario, una vera e propria lista di proscrizione sintomatica di una situazione di assoluta e inaccettabile incompatibilità ambientale».

Se Sara Pedri fosse vittima di vessazioni particolari da parte di Tateo e Mereu, gli avvocati trentini rispondono, sottolineando come non spetta a loro stabilirlo, che «sono in corso le indagini della Procura della Repubblica. Di certo – puntualizzano – la decisione dell’Azienda di trasferire i vertici dell’Unità operativa restituisce rispetto e dignità alle nostre assistite e a chi non lavora più in quel reparto e che ha subito quell’ambiente insalubre. Tra queste persone, anche e soprattutto la dottoressa Sara Pedri».

Commenti

  1. Mi sono letto parecchio sui giornali di questa situazione, e sembrerebbe che in un reparto dove nasce la vita e quindi la gioia delle persone, albergava come un grande boomerang, vessazioni, punizioni,turni massacranti, minacce,demansionamenti e ora addirittura la scomparsa di una ginecologa. Poi a leggere sempre, la fuga di molti sanitari, medici e non, in numero direi sospetto. Quindi chiedo e mi chiedo, cosa ci voleva per fare una ispezione generale, farne due ,farne tre, in questo reparto ? ci voleva la scomparsa di una ginecologa. Spero vivamente che la d.ssa Pedri sia viva, ma se non lo fosse, non bastano trenta anni di carcere a testa per i responsabili di questa situazione. Invece di curare il personale, di istruirlo, di seguirlo,di aggiornarlo cosa si fa in questo reparto ? La Magistratura farà il suo corso, e dovrebbe andare fino in fondo, se colpevoli vanno radiati, imprigionati e fatti lavorare manualmente per ripagare i danni fatti

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