Forlì, la ginecologa scomparsa: le parole disperate

Qualcosa si muove nella vicenda di Sara Pedri, la ginecologa 31enne scomparsa da Cles, in provincia di Trento. Purtroppo della ragazza non ci sono tracce, ma quello che pare l’opprimesse come un macigno sta venendo a galla. L’Azienda provinciale per i servizi sanitaria (Apss), al termine dell’analisi della documentazione e delle testimonianze di più di 110 persone sentite dalla commissione interna di indagine istituita all’interno del reparto di ginecologia del S.Chiara di Trento, ha deciso che da domani, il primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento, Saverio Tateo, verrà trasferito ad un’altra unità operativa, così come un altro dirigente medico, la responsabile del reparto Liliana Mereu, verrà spostato ad altra struttura ospedaliera dell’Azienda sanitaria trentina.

La sorella di Sara, Emanuela, in un’intervista al quotidiano “Il messaggero”, ha riportato il dramma della sorella. «Nell’ultimo mese, mi diceva che sarebbe stato meglio se una mattina non si fosse svegliata. Già prima mi parlava di aggressioni verbali. Diceva che ciò che succedeva lì, rimaneva lì. Non ci si poteva lamentare. Si sentì umiliata. Era dicembre e da lì tutto è precipitato. Temeva di essere licenziata, pensava che nessuno la avrebbe più assunta, ma aveva anche il terrore di andare a lavorare. Aveva le palpitazioni. Aveva perso sette chili. Non dormiva più, mangiava poco, aveva l’orticaria. Tutti sintomi del burn out. In ospedale, però, chi avrebbe potuto vederli, non lo ha fatto».

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