Forlì, la denuncia: “Mi arrendo, chiudo il bar per colpa di una baby gang”

Vessato e spaventato da una baby gang, Paolo Zattoni si arrende e dopo due anni abbassa la saracinesca del bar cucina Alcampo a San Martino in Strada di Forlì. Lo annuncia in una lettera amara che punta il dito sulla prepotenza e sulla maleducazione di una frangia di giovani che lo perseguita e al tempo stesso denuncia la passività delle istituzioni.

La lettera

Gestisco da due anni il bar cucina Alcampo, all’interno del Campo Sportivo G. Casadei di San Martino in Strada. Anche per me non è stato semplice superare i due anni di pandemia, con due chiusure e un tempo di lavoro effettivo di 7/8 mesi. Ma con tenacia sono riuscito ad arrivare fino a qui, nonostante avessi appena aperto, e dovessi farmi conoscere, come barista ma soprattutto come cuoco; avendo un buon consenso.

Non è questo l’argomento però.

Come abbiamo letto sui giornali, i nostri parchi e giardini pubblici sono lo scenario in cui una banda di bambini (dai 13 ai 18 anni), scorrazza facendone terra propria. Con comportamenti che vanno dal bullismo al teppismo distruggendo ciò che incontrano e derubando loro coetanei. Da noi a San Martino in Strada di solito appaiono verso sera quando le attività sportive stanno finendo, ma con le attività ludiche dei bambini del quartiere ancora in piedi.

I genitori, con i loro figli stanno alla larga dalle zone che sanno occupate da questi delinquenti. Bambini, come mio figlio tredicenne e i suoi amici, sanno che per passare da un capo all’altro del parco (il campo sportivo ha anche una vasta zona dedicata ai giochi di chi non fa sport) devono ormai passare dalla pista ciclabile esterna, così da non incontrarli. Gli animatori sportivi ed io leggendo i giornali avevamo tirato un sospiro di sollievo sapendo che erano stati fermati, identificati e che a loro erano state attribuite tutte le cose che anche qui succedevano.

Sospiro strozzato dagli eventi di queste ultime sere.Sono due anni che cerco di contrastare questi episodi, ma con evidente poco successo. Questa marmaglia non ha alcun senso di responsabilità e senso civico, oltre che alcun freno inibitore.

Una deriva che penso non porterà a loro altro che un clichè che si ripeterà anche quando saranno uomini maturi. Sono stupito del fatto che dopo due-tre giorni da quanto narrato siano ancora in giro a fare scorribande senza che i loro genitori, apparentemente, non intervengano o siano intervenuti. Di fatto sono passati alle minacce, seguendo lo stesso modus che ho letto: il capo branco che affronta il mal capitato con la banda scudiera pronta a intervenire.

Ieri (martedì) la stessa cosa è accaduta all’interno del locale, dove fortunatamente erano presenti avventori abituali che in qualche modo, li hanno fatti desistere. Come ci si comporta in queste occasioni?

Si china la testa? Ci si gira dall’altra parte? E gli si lascia campo libero non frequentando quegli spazi colonizzati dai barbari? Fino ad ora la mia resistenza ha prevalso.

Ma è affiorata la stanchezza nell’affrontare una situazione che, mi sono reso conto, non sono in grado di risolvere. E inizia a prevalere la paura.

Abito in zona e inizio ad avere paura per mio figlio che frequenta abitualmente il centro sportivo, per sport e per gioco;

inizio ad aver paura per la mia casa che sarebbe facilmente rintracciabile, se non già conosciuta; inizio ad aver paura per me quando chiudo il locale e solo, esco dal parco.

Per questo, senza una sensibilizzazione del quartiere, della popolazione civile, e degli organi istituzionali, non mi resta che chiudere.

Serve, io credo, uno scatto di orgoglio da parte di tutti; non si può essere arrendevoli nei confronti di questi bambini lasciati a se stessi e per questo pronti a tutto pur di prevaricare gli altri a loro vantaggio.

Ringrazio tutti quei soggetti che hanno espresso la loro solidarietà, ma anche me stesso, che con pervicacia ha cercato di occupare tutti gli spazi che gli sono stati concessi, per la crescita culturale di San Martino in Strada.

Perché sono convinto che solo occupando gli spazi con iniziative e cultura si possa relegare (mi ripeto) questi nuovi barbari dove non nuocciano alla società civile.

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