FORLI’. Alla fine la volontà della famiglia e dei colleghi è stato esaudita. Lorenzo Facibeni, il 52enne vigile del fuoco ucciso dal Covid-19, ha salutato la sua caserma con un ultimo giro del palazzo di viale Roma che per anni era stato la sua seconda casa. Le ceneri del predappiese, portate dalla moglie e dalle figlie, sono state sistemate ieri mattina sopra un mezzo dei Vigili del Fuoco e hanno percorso le strade interne del Comando di Forlì-Cesena, davanti ai colleghi, tra applausi e suono delle sirene. Quel viaggio che i divieti governativi avevano impedito lo scorso 13 maggio, giorno della cremazione di Lorenzo, deceduto quattro giorni prima all’ospedale “Bufalini” di Cesena. L’idea allora era quella di portare la salma fino a Forlì per l’ultimo saluto dei colleghi, ma consci della necessità di rispettare le misure di sicurezza gli amici avevano dovuto desistere.


L’addio
E così ieri mattina, sotto una pioggia che sembrava voler prestare lacrime a chi ha esaurito le sue, Lorenzo è virtualmente tornato al lavoro, tra i suoi colleghi e amici con i quali ha diviso anni di interventi in tutta la provincia e non solo. «La moglie e le figlie – dice Giuseppe Loberto, vice direttore speciale del Comando di Forlì-Cesena – hanno portato le ceneri che i colleghi del turno presenti hanno messo sull’autoscala. Qualcosa di molto semplice, nulla di cerimonioso. C’è stata tanta commozione. La famiglia e i colleghi volevano che passasse da Forlì prima di tornare a Predappio. Purtroppo non era stato possibile farlo prima della cremazione per ragioni di sicurezza. È stato esaudito un desiderio di tutti, un ultimo giro di Lorenzo tra il personale. Anche la famiglia era d’accordo di fare questa cosa, era un’aspirazione che siamo riusciti a realizzare». Ieri così lo spirito di Lorenzo Facibeni ha idealmente rimesso quella divisa che lo ha vestito per tutta la vita.


Tragico destino
La storia del 52enne ha tenuto col fiato sospeso per due mesi non solo la famiglia, ma anche amici e colleghi. Contagiato probabilmente durante un corso di formazione, era tornato a Predappio con una febbre che non voleva passare. Erano i primi giorni del coronavirus, lui tra i primi ad essere infettati, cosa successa anche alla sua famiglia, ora guarita. Ha lottato due mesi Lorenzo, prima che il nemico invisibile lo spegnesse.

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