Forlì, l’Azione Cattolica: “Fragile equilibrio tra welfare e demografia”

In una nota, il presidente di Azione Cattolica di Forlì-Bertinoro Edoardo Russo ha affidato una riflessione sulle recenti indagini Istat: “In queste ultime settimane Istat e Censis si sono esercitati nel tracciare lo stato di salute del bel Paese. Ne viene fuori il ritratto di un’Italia che non fa figli, che è invecchiata e di molto, e che si ritrova a fare i conti (sempre più salati) con il fragile equilibrio tra demografia e welfare, tra invecchiamento della popolazione, pensioni e politiche sociali di protezione. Se giustamente ci felicitiamo del fatto che la vita media si stia allungando, che l’Italia sia tra i Paesi più longevi del mondo, forse dovremmo pensare un po’ di più a ciò che questo significherà in termini di gestione del welfare e del sistema pensionistico nazionale, e più in generale a quanto i mutamenti demografici peseranno sul nostro futuro, quello di un Paese dove si nasce sempre di meno e si invecchia sempre di più. Un paese in cui – senza interventi adeguati – entro il 2050 il numero dei pensionati sarà superiore a quello dei lavoratori.

La metà delle famiglie italiane ha un reddito tale cui corrispondono versamenti pensionistici che potranno garantire una pensione (sempre che all’epoca questa esista ancora), di poco superiore a quella minima. In altri termini, metà delle famiglie italiane non avrà di che vivere, all’attuale costo della vita. Non solo, con un reddito mediano così scarno è impensabile che tali famiglie possano accumulare qualche risorsa per la vecchiaia. In parole povere, la metà dell’attuale popolazione italiana sta candidandosi a vivere in una società da incubo. Né possiamo illuderci che lo Stato possa disporre di risorse sufficienti a lenire la situazione senza implodere.

Proseguendo, ecco un altro dato molto preoccupante: ad oggi, quasi il 21% degli anziani risulta non autosufficiente. Prevedere milioni di posti letto nei ricoveri sarebbe visionario, né potrebbe farsene carico il Servizio sanitario nazionale. Se anche si avesse una badante questa percepirebbe di più di quanto il pensionato avrebbe dalla pensione. È una soluzione improponibile. Resta la famiglia, ma larga quota di quelli che saranno i pensionati di qui a venti anni è senza prole: essendo single, non ha famiglia cui appoggiarsi. Non solo, ma con un rapporto di un giovane per ogni anziano, mancheranno semplicemente le braccia necessarie per accudirli. 

Queste nuove prospettive demografiche si ripercuotono inevitabilmente sul sistema welfare, chiamato ad affrontare importanti sfide sia sul fronte della salute che della pensione. Se la popolazione invecchia e nello stesso tempo cresce l’inoccupazione, il rapporto tra pensionati e lavoratori entra inevitabilmente in crisi. Spetta alla politica (e certo anche a ciascuno di noi cittadini) misurarsi con la realtà dei fatti“.

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