Forlì, l’Ausl: “Mancano 21 medici di famiglia e non si trovano”

Investimenti per 150 milioni in tutta la Romagna e per 24 nel solo Forlivese da attuare e completare entro il 2026 grazie ai fondi del Pnrr, un costante adeguamento organizzativo per rendere i distretti territoriali sempre più autonomi e la sanità sempre più “di prossimità”: per l’Ausl «c’è tanto lavoro da fare e che verrà fatto», ma nella sua audizione in 3ª commissione consiliare, il direttore generale Tiziano Carradori la patina imbellettata del “va tutto bene” l’ha stracciata dalla sua fotografia. La sanità territoriale, non gode di una salute di ferro, anzi «ci sono problemi enormi anche in una regione all’avanguardia come la nostra e che ho più volte denunciato al ministro Roberto Speranza sollecitandogli risposte adeguate all’eccezionalità del momento».

Sos medici e infermieri

Quella derivante dalla pandemia? No, da carenze strutturali che anche Forlì sconta. «Mancano medici e infermieri, così non si va più avanti considerando che le esigenze di personale sono state pianificate solo sulla base delle nostre ristrettezze finanziarie e non dei bisogni della popolazione». Carradori parla numeri alla mano e questi sono crudi. «Nel Forlivese abbiamo 21 zone scoperte, ossia mancano altrettanti medici di medicina generale e i problemi di sostituzione sono enormi – afferma –. Lo diventeranno sempre di più visto che, in Romagna, su 3mila medici ben 130 andranno in pensione quest’anno e già adesso, non solo sul territorio, ma anche in ospedale, siamo ai minimi storici. Mancano anestesisti, radiologi, medici di Pronto soccorso e non si trovano». In quest’ultimo, al “Morgagni-Pierantoni”, «sono 16 anziché i 24 che dovrebbero esserci e quando un medico sale sull’ambulanza è inevitabile che i tempi d’attesa in struttura si allunghino». Per questo, annuncia, è stato attivato un gruppo di lavoro specifico per risolvere le problematiche, ma le soluzioni possono giungere solo da interventi sistemici come, ad esempio, «poter assumere in Pronto soccorso personale anche senza la specializzazione come fatto in passato, mettere in ruolo i tanti che, pur non avendola, lavorano comunque nel privato accreditato».

Bandi deserti, scuole pure

Insomma, serve una svolta, perché come spiega Francesco Sintoni, direttore ad interim del distretto socio-sanitario di Forlì, «è stato recentemente emesso un bando per 6 posizioni di medico di medicina generale, a tempo determinato ma alle migliori condizioni possibili e aperto anche ai neo laureati, ed è andato deserto». Scarsa attrattività che si riscontra anche per la carriera infermieristica, l’altro nervo scoperto. «Da gennaio – sospira Andrea Galeotti della direzione tecnica e infermieristica – abbiamo assegnato temporaneamente 38 infermieri alle strutture residenziali per anziani del Forlivese che avevano carenze di personale, ma adesso non ne abbiamo più. Eppure continuiamo a formarne, anche per creare profili del futuro come quelli dell’infermiere di famiglia e di comunità». Iter che, master compreso, può durare anche 9 anni producendo «figure che potrebbero benissimo sostituire con successo i medici in tante funzioni, ma alle scuole di formazione i giovani non si iscrivono». I posti ci sarebbero, manca altro. «Mancano i soldi, i nostri infermieri sono i meno pagati d’Europa», va dritto al punto il direttore generale.

Risorse in arrivo

Il bicchiere mezzo pieno è quello degli investimenti, tutti confermati. Dal nuovo robot chirurgico, «ne arriveranno 3 a Forlì, da provare prima di scegliere», ai nuovi padiglioni ospedalieri, sino alla Casa di Comunità per 9,4 milioni entro il 2026. «Un anno prima della sua attivazione – annuncia Sintoni – avvieremo nei locali dell’ospedale ora dedicati a logistica e uffici tecnici, la nuova e potenziata centrale operativa territoriale».

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