Il 30 luglio 1914, era un giovedì, il faentino Domenico Marri si recò a Forlì, chiamato da Aldo Spallicci, perché un giovane studioso austriaco voleva approfondire le diverse pronunce, da Imola a Rimini, della lingua parlata romagnola.

Marri aveva 21 anni, era studente di Filologia all’università di Bologna, e si ritrovò davanti a un fonografo, apparecchio che forse non aveva mai visto. Tradusse in dialetto (quello faentino che lui aveva sempre parlato) e lesse le 57 frasi in italiano che gli furono indicate. Se la cavò bene e gli fu chiesto di leggere anche una decina di sonetti di carattere umoristico. Marri non sapeva che il disco di cera con impressa la sua voce sarebbe stato poi conservato nell’archivio del Phonogrammarchiv di Vienna (il più antico archivio audiovisivo al mondo, fondato nel 1899), insieme a quella dell’imperatore Francesco Giuseppe o di Giacomo Puccini o delle voci degli Zulu e dei Tamil registrate all’inizio del Novecento. Ma la storia di Domenico Marri non finisce qui.

La parola ai romagnoli!

La sua voce e quella di altri nove romagnoli è tra quelle selezionate nei due video pubblicati sul canale Youtube dell’Associazione Alteo Dolcini per rendere omaggio a Friedrich Schürr (Vienna, 1888 – Costanza, 1980) a quarant’anni dalla sua scomparsa. Schürr era il giovane linguista austriaco che nel 1914 volle indagare i diversi fonemi della lingua parlata romagnola: un interesse maturato nel 1911 quando, studente di Filologia romanza all’Università di Vienna, approfondì lo studio del “Pvlon matt”, il primo poema scritto in romagnolo alla fine del XVI secolo. Le registrazioni, effettuate in varie sessioni dal 7 luglio al 3 agosto, gli consentirono di conoscere le pronunce dei lettori che Spallicci aveva “reclutato” a Imola, Ravenna, Coccolia, Faenza, Forlì, Meldola, Cesena, Santarcangelo, Morciano e Rimini. Le ricerche di Schürr s’interruppero il 4 agosto 1914 quando dovette rientrare in Austria a seguito dell’inizio della Prima guerra mondiale. “La parola ai romagnoli! Le 57 frasi” e “La parola ai romagnoli! Sonetti, poesie e brani teatrali” ripropongono le voci di quelle ricerche, corredate da documenti e immagini dal Fondo Alteo Dolcini.

Il museo delle voci romagnole

Il Phonogrammarchiv di Vienna ha collaborato alla realizzazione dei video: gli audio originali integrali sono contenuti nel doppio cd “Friedrich Schürr’s recordings from Romagna (1914)” pubblicato sei anni fa dall’Accademia austriaca delle scienze con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna. La riscoperta di questo piccolo ed emozionante museo delle voci romagnole deve molto al lavoro svolto dal Centro per il dialetto romagnolo, con la ricercatrice Cristina Ghirardini, e da Gerda Lechleitner e Christian Liebl del Phonogrammarchiv di Vienna.

Da Vienna al Tribunato
di Romagna

Il 7 agosto 1916, era un lunedì, sul monte San Michele al fronte italo-austriaco, Domenico Marri, ora tenente di complemento del 20° reggimento fanteria, venne colpito alla tempia destra da un proiettile. La morte fu immediata. Il suo elogio funebre fu scritto da Piero Zama (direttore della Biblioteca Manfrediana di Faenza dal 1920 al 1957) e da Pier Gabriele Goidanich, professore della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna che attendeva il ritorno di Marri per completare la discussione della tesi di laurea del suo promettente allievo. Per gli intrecci inaspettati della storia, nel 1967, il Tribunato di Romagna fondato da Alteo Dolcini e Max David annoverò tra i suoi componenti prima Friedrich Schürr e Aldo Spallicci, poi Piero Zama e Gabriele Goidanich, prorettore dell’Università di Bologna, figlio di Pier Gabriele. Ora che la voce di Marri può essere ascoltata nei video dell’Associazione Alteo Dolcini il cerchio, forse, si chiude. Con una postilla: per volontà di Schürr nel 1981 il Tribunato di Romagna ricevette più di 800 libri della sua biblioteca oltre a quaderni, schede e altri documenti utilizzati per le sue ricerche. Il Fondo Schürr è conservato a Ravenna, nella biblioteca della Fondazione Cassa di Risparmio.

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