Forlì. L’arte apre le porte del carcere

La street art non trova confini e riesce a colorare anche i muri del carcere di Forlì. Le pareti della casa circondariale si sono aperte all’arte, alla creatività e all’ingegno delle detenute contaminate dall’esperienza e dalla cifra stilistica di Pax Paloscia, artista del murale che da ieri riempie il muro di “passaggio” del penitenziario forlivese. In qualche modo un ambiente grigio si è trasformato in una tela per esprimere la propria personalità, uno spazio chiuso è diventato pubblico grazie alla connessione che si è creata tra gli ospiti che “abitano” il carcere e il territorio. Infatti, questo è l’atto finale del progetto “Donne oltre le mura: arte urbana in carcere” a cura di Città di Ebla, in collaborazione con il Centro Donna del Comune di Forlì. Il tutto è stato co-finanziato dalla Regione ma soprattutto dalle imprese (l’intervento gode anche del patrocinio della Fondazione Dino Zoli) che hanno contribuito con il loro supporto all’acquisto del materiale.

Il progetto, iniziato nel 2020 ma che ha avuto una sua battuta d’arresto a causa della pandemia, si basa su un percorso di sensibilizzazione alla parità tra uomo e donna, contro la violenza e la discriminazione di genere, attraverso la produzione di un murale collocato in un punto particolare della Casa Circondariale di Forlì: il corridoio all’aperto che permette agli ospiti di visitare i detenuti. L’opera, tra l’altro, è stata realizzata dall’artista Pax Paloscia insieme ad alcune detenute del penitenziario in pochi giorni.

«Agire in questo contesto – afferma Claudio Angelini, direttore di Città di Ebla – per noi significa portare la pittura muraria verso un’esperienza viva. Non è il risultato estetico, pur pregevole, che ci interessa, ma il processo a cui abbiamo dato vita nei diversi contesti. Nel caso dei murales cileni sono stati coinvolti gli studenti del Liceo Artistico e Musicale di Forlì, per quelli realizzati all’Ex Fabbrica Battistini con gli attuali residenti e qui con le detenute. Seppur in diversi contesti abbiamo incrociato le comunità».

Il soggetto, scelto tra quattro bozzetti dell’artista, è una fenice mitologica, simbolo della rinascita dopo un periodo difficile. La sua collocazione, nel punto di congiunzione fra il “dentro” e il “fuori” getta idealmente un ponte di collegamento affinché il tempo di detenzione sia il prodromo di un nuova vita le cui azioni seguano strade diverse da quelle che hanno portato le persone, le donne in particolare, all’interno del penitenziario. «Qui si incrociano mondi – dice la direttrice del carcere di Forlì, Palma Mercurio –. E’ vero questa è una casa circondariale ma pur sempre una casa perfettamente integrata con il territorio. Il carcere non è un’entità a sé ma fa parte della città. Affrontiamo tutti i giorni tante difficoltà strutturali in attesa del nuovo carcere, mancano 30 unità in capo alla Polizia Penitenziaria ma riusciamo sempre a scovare il bello con le poche forze che abbiamo e soprattutto grazie al sostegno del territorio».

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