Forlì, l’appello dei sindaci: “Salviamo le scuole di montagna”

«Ministro, salviamo le scuole di montagna». È l’appello lanciato dai 15 sindaci delle aree montane della provincia Forlì-Cesena e dei territori toscani confinanti, dal presidente dell’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese e dal presidente del Parco delle Foreste Casentinesi, rivolto al ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi e alla Regione.

«Le piccole scuole di montagna rappresentano un fenomeno consistente e complesso di una parte importante dell’intera popolazione scolastica italiana che è stabile nel tempo e che, in considerazione degli effetti legati alla pandemia, è destinato ad essere in aumento nel prossimo futuro quindi da considerarsi costitutivo della stessa scuola – scrivono nella lettera i primi cittadini, tra cui quelli di Dovadola, Portico, Rocca San Casciano, Tredozio, Civitella, Galeata, Santa Sofia e Premilcuore -. Le politiche rivolte al rilancio territoriale non possono trascurare l’importanza che le piccole scuole hanno, in particolare, per le comunità dei luoghi fragili sia dal punto di vista culturale che socioeconomico».

Una delle problematiche riguarda la presenza di pluriclassi che non prevede una regolamentazione speciale per le zone più fragili dove la formazione delle classi è legata a numeri standard e non prevede alcuna formazione metodologica e tecnologica specifica per gli insegnanti. Gli stessi risultano quasi sempre “di passaggio” nelle zone montane, a scapito della continuità didattica e della progettazione a lungo termine. «Siamo convinti che la chiusura delle scuole provoca la marginalità dei territori a contrasto della quale è strategico che la Regione, d’intesa con le province e i Comuni, mantenga e potenzi nel Piano di dimensionamento della rete scolastica le scuole delle zone montane, individuando i bisogni formativi delle comunità che vi risiedono, ricercando di volta in volta le soluzioni più opportune perché la scuola resti presidio sul territorio e sia di qualità nell’apprendimento così come adottato anche in documento di indirizzo Anci. Là dove muore una scuola, muore un paese».

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