Forlì, l’addio a Gaetano Foggetti. La moglie: “Una cintura d’affetto incredibile”

«Tutto questo è incredibile, la cintura di affetto della nostra comunità e della città di Forlì ci ha emozionato tantissimo, ci ha aiutato moltissimo, ci ha reso molto orgogliosi e avrebbe reso tanto fiero Gaetano. Spero che sapesse, che avesse la percezione di che personaggio fosse». Le prime parole della moglie di Gaetano Foggetti, Patrizia Cupo, al funerale del giornalista del Corriere Romagna e presidente dell’Ail sono un grazie immenso alla comunità per l’affetto, la vicinanza e la stima ricevuta nel momento del dolore.

L’ultimo saluto a Gaetano Foggetti si è svolto nella chiesa di San Colombano, la stessa dove Patrizia e Gaetano si erano sposati 15 anni fa. A salutarlo una folla di amici, colleghi, rappresentanti di enti, associazioni e istituzioni che si sono stretti intorno a Patrizia e ai figli Alberto e Lucia. Sono tanti, troppi per la piccola chiesa e molti restano fuori nel piazzale. In chiesa in prima fila anche il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini, e gli assessori di Meldola Jennifer Ruffilli e Michele Drudi. Don Enrico Casadio ricorda Gaetano, giornalista di rango, che poneva attenzione ai fatti e nella sua omelia richiama la sensibilità, il valore della vita, la perdita di una persona cara e il dolore, quello buono, che va lasciato sfogare. Ricorda la malattia di Gaetano, la sua forza e il suo altruismo.

Al termine della funzione, sono i colleghi e gli amici a parlare e a far emergere alta la figura di Gaetano Foggetti. Toccanti le parole di Patrizia ma anche quelle dell’amico di una vita Stefano Benzoni. «Gaetano era forte, resistente, paziente, mite, moderato e molto generoso – racconta Patrizia – La sera prima del nostro matrimonio mi ha consegnato una lettera bellissima dentro non c’era la sua dichiarazione d’amore per me, ma c’era un patto tra consorti, mi diceva che amando lui avrei accettato di dividerlo per sempre con le sue passioni: il giornale, l’almanacco, lo sport e gli amici. Poi ovviamente il suo grande amore: l’Ail. E diceva: “insegnerò ai nostri figli il valore del dono, insegnerò loro a dare, dare, dare. È impagabile in cambio quello che si ha, anche se spesso stanchezza e frustrazione sono in agguato”. Questo da una parte ci ha condannato a condividerlo per tutta la vita con centinaia di persone e dall’altra ci ha dato la possibilità di avere con noi il papà migliore del mondo e per me il marito più attento, sensibile e forte che potessi desiderare». Poi Patrizia chiede ai figli: «Quali sono le tre parole che papà ci ricordava in questi cinque mesi? Dai, forza, coraggio. A me aggiungeva anche “vai sempre avanti” ed è così che mi ha preparato alla follia che ci si è abbattuta addosso. Una malattia che ha minato la forza di tutta la famiglia, ma che pure ha dato a Gaetano l’opportunità di dimostrare tutta la sua forza. Ha vissuto la malattia con dignità, pazienza, tenacia. Fino all’ultimo giorno prima di addormentarsi ha protetto me e i bambini dal dolore, ha riservato agli amici i suoi sorrisi».

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