Forlì. Italia nostra: “Serve un comitato scientifico per allestire il museo archeologico”

«La necessità di un museo archeologico a Forlì è evidente ma va realizzata mettendo in campo un comitato scientifico che tracci la strada da seguire per creare un luogo che racconti e rappresenti la storia della città e del territorio forlivese». Riccardo Helg, consigliere e segretario della sezione forlivese di Italia Nostra, torna sulla questione del museo archeologico, chiuso da tanti anni e che di recente l’Amministrazione comunale ha annunciato di voler aprire nell’ambito del progetto di sviluppo del San Domenico.

«Il Museo archeologico è chiuso dal 1996 quando venne alla luce un problema di accessibilità al palazzo del Merenda. Le amministrazioni non hanno più riprogrammato la riapertura finché ultimamente in seguito a varie richieste, si è tornato a parlarne. Nel frattempo sono stati fatti scavi che hanno portato alla luce nuove scoperte clamorose e anche la storia della città ha offerto nuovi dati emersi negli ultimi anni che rischiano di non essere portati a conoscenza del pubblico perché manca un luogo idoneo. I materiali sono tutti nei depositi della soprintendenza lontani da Forlì – sottolinea Helg – quanto scoperto a Monte Poggiolo ad esempio è a Ferrara a disposizione degli studiosi. Stessa cosa per la necropoli romana emersa in piazzale della Vittoria nel 2017 in occasione dei lavori del teleriscaldamento, o i resti della necropoli dell’età del rame scoperta durante i lavori del nuovo carcere. Tra le scoperte più recenti c’è la fornace di via Romanello. II pubblico non ha accesso alle scoperte fatte e alle collezioni storiche, che di fatto sono state dimenticate. Noi proponiamo la necessità di un nuovo progetto attorno al museo archeologico con un comitato scientifico che sia in grado di raccontare la storia del museo ma anche tutti i risultati dei nuovi scavi in città e nel territorio». In merito alle affermazioni dell’assessore Melandri rilasciate a inizio aprile, Italia Nostra afferma: «Non conosciamo esattamente i progetti dell’Amministrazione, sappiamo che nel quarto stralcio del San Domenico sono previsti spazi anche per il museo archeologico, ma non sappiamo nulla di preciso in merito, se non quello che apprendiamo dalla stampa. Gli spazi indicati secondo noi sono insufficienti; la programmazione degli spazi necessita di un progetto scientifico che tenga conto di tutto e che si allarghi anche alla parte delle raccolte civiche. Poi bisogna decidere cosa esporre, ma se non si conosce prima esattamente la situazione e i dati emersi negli anni e non si dà un taglio più attuale con chiavi di letture nuove è difficile allestire un museo adeguato. L’importante è partire da una riflessione scientifica su quello che il museo potrebbe rappresentare e ospitare, tenendo conto di tutte le esigenze». L’associazione fa quindi una sorta di appello: «Nell’incontro che faremo in autunno dal titolo “I musei archeologici luoghi dell’identità collettiva” auspichiamo anche la partecipazione dell’Amministrazione e siamo disponibili ad un confronto sul museo. Per ora si parla di una volontà di riaprire però ci sembra che si stia dimenticando la necessità di un progetto scientifico. Infine, la cosa che non va dimenticata è che i musei sono anche un luogo di ricerca, non solo di esposizione – prosegue Helg –. È un luogo dove gli studiosi accedono al materiale e consultano quanto si trova nei depositi attrezzati. Attraverso il ciclo di incontri che abbiamo organizzato ci sono state occasioni importanti per tornare a parlare di archeologia, che hanno destato molto interesse anche nei cittadini, a conferma che la necessità di un museo è un’esigenza sentita da più parti».

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