“Maturandi di tutta Italia, unitevi e tornate a Forlì. Se potrete”. L’orologio corre ormai veloce verso l’appuntamento del 15 giugno, quando in tutte le scuole superiori italiane si svolgeranno le riunioni plenarie delle commissioni il cui scopo sarà definire le modalità di conduzione del maxi-colloquio orale in cui si sostanzierà la maturità 2020. L’esame di Stato presenta però ancora tante zone d’ombra. Non tutte le scuole, infatti, sono uguali e Forlì ne sa qualcosa ospitando l’Istituto tecnico aeronautico “Francesco Baracca”.
La sua peculiarità storica è legata a una specificità didattica che attrae studenti da ogni parte d’Italia. Anzi, l’80% dei suoi iscritti proviene da fuori provincia di Forlì-Cesena e la platea degli alunni è davvero uno spaccato del nostro Paese: giovani marchigiani, lombardi, veneti, toscani, molisani, finanche da Lampedusa e Sardegna. Tutti destinati a rientrare in Romagna perché il 17 giugno inizia la “Maturità in presenza”.


Potrà, però, essere davvero così? Attualmente, quella di ripartire dal 3 giugno i confini delle regioni italiane per consentire lo spostamento dall’una all’altra è solo un’ipotesi. Serve prima una valutazione circostanziata dei dati epidemiologici registrati sino a domani. Potrebbero esserci dei limiti, spostamenti consentiti solo tra territori classificati al medesimo livello di rischio epidemiologico, quindi avere apertura a macchia di leopardo. Problema non da poco per l’Itaer, come conferma la dirigente scolastica Maura Bernabei.
«Quest’anno abbiamo 115 maturandi, solo 24 dei quali risiedono in provincia di Forlì-Cesena e attendiamo il tavolo tecnico convocato venerdì al Ministero affinché sia fatta chiarezza su tanti punti ancora oscuri – afferma -. A parte gli studenti di quinta che provengono dall’Emilia-Romagna, ne abbiamo da Veneto, Marche, Abruzzo, Puglia, Toscana, Lombardia, Campania e Sardegna. Il nostro bacino d’utenza è davvero esteso e se ci fossero limitazioni o “zone rosse” dalle quali non ci si può spostare, allora non potremmo garantire per tutti l’esame in presenza». L’istituto sta lavorando per un ritorno a scuola in sicurezza, ma tiene le antenne dritte. «La situazione cambia continuamente: è già difficile effettuare solo videoconferenze sino al 14, poi alle 8.30 del 15 riunire commissioni e subcommissioni con 13 persone contemporaneamente in sede – sospira Bernabei -. Poi c’è anche il tema dell’età critica di alcuni docente: come fare con loro? Se dovessimo effettuare prove orali in modalità telematica solo per alcuni alunni, lo faremo, perché con la didattica a distanza dopo un primo periodo di assestamento, problemi non ne abbiamo avuti. È, però, un altro esame per noi e per loro, da organizzare in pochissimo tempo».


E poi c’è il problema settembre: si potrà tornare tutti in aula? «Ci adegueremo a ogni decisione, gli spazi in istituto li abbiamo anche se nelle classi, che contengono ognuna dai 27 ai 30 alunni, molto meno. Il distanziamento è problematico. C’è poi tutto il tema delle attività esterne e dei laboratori: meccanici, di volo, di aerotecnica, navigazione e traffico aereo, meteorologia, elettro-radio, radartecnica. Per una scuola come la nostra sono basilari. Per fortuna, io che vengo da Roma, ho trovato a Forlì una volontà di collaborare, di condividere responsabilità e decisioni che ci è stata e sarà di grande aiuto».

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