FORLI’. Stelio Leoni potrebbe intonare la canzone il “Mondo in una stanza” con pieno diritto: in 35 giorni di quarantena ha percorso 1.005 chilometri dentro uno degli ambienti della propria abitazione. Il 72enne di Fiumana ha camminato fino a 10 ore al giorno dentro i 4 metri per 3 delimitati da 4 mura. Un record.


Come le è venuta in mente l’idea di affrontare una sfida del genere?
«Sono abituato a camminare e, dopo alcuni giorni di quarantena, mi sembrava di impazzire. Così, mia moglie, sentendo al telegiornale di un tizio che aveva corso una maratona sul terrazzo di casa, mi ha suggerito di provare a fare uguale. Così ho deciso di provare a fare 10 maratone: mi sono fermato, invece, a 23 in un mesetto».
È iniziata così una sfida non solo contro se stesso, ma anche lo spazio angusto di una camera. Come si fa a non impazzire?
«Sono riuscito a fare anche 47 chilometri in un giorno, camminando 10 ore. Non è stato affatto semplice, ma ho capito anche come riuscire ad ovviare agli inconvenienti. Per esempio camminavo ad otto e non in cerchio, altrimenti sarei presto finito a terra con la testa che girava o sarei impazzito. Inoltre mi svegliavo alle 4 e mezza per prepararmi, mettendo il ghiaccio su piedi e ginocchia, per poi immergere i piedi nell’acqua ghiacciata a fine giornata per un quarto d’ora».
Ma come nasce l’idea di darsi alle camminate?
«Circa 5 anni fa avevo dei problemi di sovrappeso. Il mio medico mi consigliò di andare a camminare, anche perché soffro di asma. L’obiettivo era perdere almeno dieci chilogrammi: ne ho smaltiti 30. Camminare dà grande soddisfazione, specialmente se lo fai in salita e con uno zaino indosso. Torni a casa sfinito, ma vedi che riesci a centrare i traguardi che ti poni. Molti, vedendo che faccio queste fatiche, mi dicono che sono matto e che dovrei fare una risonanza al cervello, ma questa sfida giornaliera ti offre l’occasione anche di farti degli amici. Non ho più venti anni e alla mia età spesso le energie calano molto nel giro di poche decine di mesi; da quando cammino questo non accade».
Il 4 maggio si è concesso un primo giro all’aperto?
«No, dovevo concludere l’impresa e superare i mille chilometri percorsi in una stanza in poco più di un mese. Non è stato facile perché avevo anche male alle ginocchia, camminando solo con i calzini il piede non hai gli appoggi ottimali. A proposito erano costosi, 40 euro al paio, ma sono stati davvero resistenti: ho usato sempre gli stessi ed avevano solo due piccoli buchi».


Lo sport ha sempre fatto parte della sua vita?
«Quando ero più giovane ero appassionato di ciclismo ed in sella ho fatto percorsi importanti come la Forlì-Albano Laziale e la Milano-Cervia: ho sempre amato la fatica».
Quando affronta queste imprese cosa la sostiene?
«La musica: ascolto gli “Abba” o i “Beatles”, anche Morandi e i “Ricchi e poveri”, la musica dei miei tempi anni ’70 e ’80».
Prossima sfida uscire all’aperto?
«Adesso mi riposo un paio di giorni, poi sicuramente tornerò a camminare in collina: bisogna cercare delle salite».

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