Forlì, il virus frena il pienone a tavola, ma il green pass piace

Potrebbe sembrare un normale dicembre, di quelli che da sempre riempiono i ristoranti per festeggiare il Natale con cene tra amici, parenti e colleghi. Ma i ritrovi aziendali e le programmazioni ad orizzonti un po’ più ampi di un paio di giorni riflettono ancora i tempi marcati dal Covid. «Non abbiamo raggiunto i livelli del 2019 – ammette Gianluca Pini, imprenditore forlivese che tra gli altri gestisce anche i ristoranti Don Abbondio e Ruggine – rispetto a due anni fa abbiamo notato un calo tra il 25 e il 30%. I giovani non hanno paura, escono tranquillamente, ma in generale c’è ancora un po’ di diffidenza, alimentata anche dall’insicurezza per via dei contagi ancora sostenuti». «Se uno deve uscire e rischiare di infettarsi prima di Natale ci pensa una volta in più» sentenzia il ristoratore, indicando proprio le cene aziendali e le tavolate di grandi gruppi tra quelle “ricorrenze” che il Covid ha strappato dalla quotidianità di molti. «Quelle erano una fetta importante di clientela – spiega – oggi molti non se la sentono di fare grandi tavolate e preferiscono limitarsi a gruppi più ristretti».

Il super green pass, invece, non ha comportato le riduzioni di avventori che alcuni ristoratori temevano. «Anzi – dice Pini – molti si sentono più sicuri, perché sanno che tutti sono vaccinati, soprattutto in locali come i miei, dove abbiamo sempre fatto i controlli». Sostenitore del super green pass anche Vinicio Ciani de l’Osteria del mercato. «È una misura giusta ed è giusto che facciano i controlli, che sinceramente da noi non sono ancora mai stati fatti. Ma di sicuro non ha limitato la clientela, io sono quasi sempre pieno». «Piuttosto – rileva, e con una cera ironia, – ci sono “limitazioni di comprendonio” da parte di certe persone. Ancora adesso c’è gente che chiama chiedendo se può entrare con il tampone. Una settimana fa ho dovuto mandare via un tavolo da sette perché uno non era vaccinato». D’altronde, Ciani l’ha anche scritto su Facebook: “Chiediamo gentilmente a tutti i non vaccinati di non prenotare un tavolo e arrivare sperando di sedersi”. «Lo facciamo per tutelare i nostri clienti», spiega convinto, chiarendo di essere già pieno per Natale e avere solo qualche posto residuo per Santo Stefano. Allineato ai colleghi anche Andrea Calmanti de La sosta, vicino “di casa” di Ciani, che spiega di aver perso qualche posto nel dehors per via delle temperature sempre più rigide che mal si conciliano con cene e pranzi en plein aire. «Li ho persi senza troppo rammarico, sinceramente – dice Calmanti – anche perché con i tempi che corrono, non rendersi conto di cosa è giusto fare è assurdo. E il green pass, magari perdi qualche secondo a controllarlo, ma un anno fa eravamo chiusi, bisogna ricordarlo». Adducendo all’incertezza, il ristoratore spiega invece di aver deciso di fare solo asporto per Natale. «Il locale è piccolo, e non volevo alzare troppo i prezzi». Andrea Zocca, a nome di Fipe Confcommercio, conferma l’andamento positivo, nel quadro di preoccupazioni generali, annunciato dall’Immacolata. «L’imprenditore è ottimista per natura, l’obiettivo ora è arrivare al 31 senza limitazioni».

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