Forlì, il suicidio dopo l’inganno sui social: “C’è tanta solitudine, i giovani vanno aiutati”

La storia di Daniele, 24 anni, è stata raccontata martedì sera dalla trasmissione televisiva “ Le iene” direttamente dai genitori del ragazzo. Un anno fa il giovane forlivese si era tolto la vita a causa di un amore impossibile, di quelli nati attraverso i social. Un amore inesistente perchè dall’altra parte non c’era Irene ma un uomo che stava raggirando il 24enne di Forlì. Un dramma che invita a riflettere sui disagi, sull’uso dei social e sulla fragilità umana. In merito, interviene la psicologa e psicoterapeuta Rosita Serra.

Dottoressa Serra come è possibile che accada un evento così drammatico?

«Seguendo alcuni giovani, mi sono resa conto che molti di loro manifestano una gran solitudine. Sono ragazzi che frequentano la scuola e magari qualche gruppetto di amici, ma di fatto non hanno un rapporto frontale e utilizzano molto i social. Sul web, però, le relazioni sono fallate e creano un danno, o meglio rischiano di provocare grande insicurezza proprio perchè sono rapporti irreali, virtuali. Molto spesso le comunicazioni tramite messaggio sono distorte, proprio perchè manca l’interazione e non si ha la percezione reale del discorso: quanti disguidi e incomprensioni possono sorgere, si fa confusione sui segnali. Certo, il lockdown non ha aiutato i più giovani».

Daniele si è tolto la vita. Eppure era un ragazzo di 24 anni, intelligente. Anzi, ad un certo punto ha avuto quasi il sospetto che Irene non fosse reale dopo un periodo prolungato in cui non l’aveva mai vista di persona, né sentito la sua voce. Perchè non è scattata in lui la molla?

«A volte dentro al singolo evento c’è molto di più e le nostre capacità vengono meno. Sembra quasi che l’amore per Irene fosse per lui un bisogno totalizzante e tutte le sue energie sono state incanalate lì a tal punto che ha provocato un senso di vuoto enorme, un disagio estremo.

Un conseguente rifiuto in questa circostanza, non conoscendo dettagliatamente il caso, è stato probabilmente vissuto anche come un fallimento dal momento che tutto ruotava attorno all’amore per questa persona, anche se poi si è rivelata essere virtuale».

Dalle chat è emerso che il ragazzo più volte ha fatto capire alla ragazza che credeva essere l’amore della sua vita che sarebbe stato capace di compiere un gesto estremo. Come è possibile che la finta Irene non abbia compreso che aveva superato il limite. Anzi, l’uomo che stava dietro a tutto questo a “Le Iene” ha detto che si trattava di uno scherzo.

«E’ qualcosa di perverso. Chi gioca con un ragazzino soffre molto probabilmente di una patologia. Non avendo tutti gli elementi non posso dire con precisione cosa abbia spinto la persona in questione a fare tutto ciò, è plausibile che sia affetto da un disturbo della personalità».

La drammatica storia di Daniele invita a riflettere, specie sull’uso dei social tra i più giovani. E’ giusto demonizzarli? Ma soprattutto che consigli si possono dare ai genitori affinché questi strumenti vengano utilizzati nei migliori dei modi?

«Sembra ormai banale ma i social fanno bene e male, dipende da come si usano. Sono strumenti che necessitano di prudenza, a volte anche della supervisione dei genitori e poi è arrivato il momento di creare una “cultura” dei social: lo diciamo sempre ma non lo mettiamo in pratica perchè tendiamo a pensare che tanto il peggio non accadrà mai a noi. Il mondo di Facebook o di Instagram non è la realtà, sono piattaforme in cui facciamo vedere quello che vogliamo e la tendenza è quella di apparire sempre perfetti. Infatti, sono in aumento le patologie narcisistiche tra i giovani e queste portano con sè disagi. Quindi, i social vanno bene nella misura in cui vengano preservate le relazioni reali e i contatti umani».

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