Forlì, il comune: “Restituiamo la Ripa alla città”

“Limite invalicabile”: è questa la scritta sui tanti cartelli che ancora campeggiano sopra i muri esterni dell’ex distretto militare, chiuso a metà anni 90 e che sorgeva all’interno dei 23mila metri quadrati di superficie (tre volte piazza Saffi) del quattrocentesco monastero di Santa Maria della Ripa. Una scritta che oltre 80 persone, ieri sera, hanno letto più volte durante la passeggiata organizzata dal nascituro comitato “Forlivesi per la Ripa” e conclusasi con un convegno dedicato a fotografare lo stato del complesso e la storia dei tentativi andati a vuoto per restituirlo alla città. Sì, restituirlo come agli albori della sua storia e per secoli quando, pur essendo un convento, era un luogo vivo. Poi, dal 1798 e come distretto militare, per oltre 220 anni ha rappresentato una città “invalicabile” dentro la città. E quel “limite”, prima o poi, molti forlivesi desidererebbero fosse valicato.

Come? Quando? Con quali destinazioni? Roberto Camporesi e i 10 cittadini che, con lui, hanno ripreso in mano il “file Ripa” archiviato definitivamente nel 2020 quando dal ministero dei Beni culturali giunse l’ultimo diniego alla possibilità di sovvenzionare il progetto di recupero che nel 2013 l’allora giunta del sindaco Roberto Balzani presentò dopo due anni di confronto e lavoro. Costi troppo alti (30 milioni per un recupero neppure totale) e nonostante l’architetto del Comune Stefano Bazzocchi ammetta che «ancora adesso l’agenzia del Demanio ci concederebbe il bene anche domattina», mancano fatalmente le risorse «affinché chi se ne facesse carico, riuscisse a portare a compimento i lavori necessari a tutelare questo straordinario patrimonio storico e architettonico». Insomma, non c’è ancora un piano che renda sostenibile l’intervento, anche al di là del semplice recupero di strutture sempre più minacciate da infiltrazioni e, quindi, dal degrado: un piano che, anche attraverso il coinvolgimento dei privati nella concessione e gestione degli spazi, renda poi la Ripa un luogo vitale. Come afferma l’architetto Roberto Angelini del comitato di quartiere del centro storico, è infatti «impensabile che il Comune recuperi e gestisca in proprio 12mila metri quadrati di superficie utile lorda: qui, in un luogo che deve essere fruito lentamente e vissuto di giorno e di notte, si possono insediare bar, ristoranti, attività artigianali, studi medici, spazi per anziani, addirittura una residenza per loro». Ecco il punto: che farne? «Serve accendere la fantasia, immaginarselo» aggiunge Angelini. Serve anche «tenere i piedi per terra e non sottovalutare quante energie e risorse serviranno per recuperare questo autentico gioiello che, però, non può rimanere dimenticato e in stato di abbandono» aggiunge Camporesi. Serve, come affermato da Umberto Pasqui che, con Paolo Poponessi, ha ripercorso la storia dell’ex monastero dal 1400 in poi, «che i forlivesi si chiedano cosa desiderano e a chi tocca adesso e la risposta è che tocca anche a noi».

Per questo a fine convegno sono state raccolte firme di adesione al comitato che nascerà ufficialmente e, a settembre, si ritroverà in un altro momento pubblico per mettere in campo «le prime idee per ridare vita alla Ripa».

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