Forlì, i “Paletti” del Consiglio sull’attività dell’inceneritore

Non solo la riduzione programmata e progressiva dei rifiuti urbani da conferire partendo dalle 120mila tonnellate annue attuali sino ad arrivare a zero entro il 2027 con conseguente spegnimento dell’impianto. La mozione d’impegno alla giunta comunale verso il rinnovo dell’accordo territoriale sulla gestione dell’inceneritore di Hera, approvata lunedì in consiglio comunale con la sola astensione della lista di centrosinistra “Forlì e Co”, contiene altri 10 punti per altrettante richieste da sottoporre alla Regione al fine di farle inserire nel suo piano di governance dei rifiuti. Linee programmatiche che dovranno essere messe nero su bianco entro quest’anno e valere, appunto, sino al 2027 e sulle quali Forlì cerca di incidere partendo dai risultati eccellenti raggiunti nel proprio ambito grazie al modello “Alea”: 82% di raccolta differenziata nel capoluogo e come media dei 13 comuni serviti (con punte dell’89% a Civitella) già raggiunto nel 2020 quando l’obiettivo regionale è dell’80% tra 6 anni, riduzione del 76% della frazione secca mensilmente prodotta, diminuzione delle bollette domestiche grazie al sistema della tariffa puntuale.

Da questa base di partenza, la mozione scaturita dal lavoro congiunto tra maggioranza, Pd e M5S, chiede alla Regione di fissare paletti precisi per l’impianto di via Grigioni. Ad esempio il conferimento dei soli rifiuti urbani e provenienti dall’esclusivo ambito regionale; il divieto tra alcuni anni di portarvi rifiuti da territori che non abbiano copiato il modello di gestione forlivese targato “Alea ambiente”; non prevedere investimenti che possano prolungare gli ammortamenti e il tempo di “vita” dell’inceneritore.

In più ci sono richieste che mirano ad estendere a tutta la Romagna il sistema forlivese di “porta a porta spinto” premiando con riduzioni tariffarie i comuni che si adegueranno, a uniformare su scala romagnola il costo dell’umido e delle altre frazioni differenziate a prescindere da chi gestisca la raccolta e purché i rifiuti non avviati a incenerimento siano il più possibile “puri”. Viene anche richiesto di finanziare e realizzare nuovi impianti di compostaggio, riciclo e riuso sul territorio e ripartire i costi di gestione delle discariche dismesse tra tutti i comuni che le abbiano utilizzate e non solo tra quelli nel cui ambito ricadono.

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