Forlì, fuggito dai Talebani: “Ho visto la gente cadere dagli aerei”

Ha un lavoro in officina a Forlimpopoli, una casa a Forlì, vive in Italia da 13 anni. Alì Hassan vuole diventare cittadino italiano, ma gli serve il certificato di nascita. Doveva andarlo a prendere fisicamente a Kabul, in Afghanistan. Doveva, perché Alì, che è in procinto di compiere 30 anni, in Afghanistan ci è andato veramente, solo che il certificato non è riuscito a prenderlo perché proprio mentre era per strada per raggiungere l’anagrafe i Talebani sono entrati a Kabul, hanno conquistato la città e trasformato la realtà in un incubo. Il caos e il terrore si sono impossessati delle vite di chiunque condividesse lo spazio in quel lembo di terra, anche di Alì, che credeva che in Italia non ci avrebbe mai più messo piede, altro che acquisirne la cittadinanza. «Ero convinto che non sarei mai più riuscito a partire, mi chiedevo come avrei fatto a mangiare, come avrei fatto a vivere, se fossi riuscito a non farmi uccidere dai talebani perché non avevo la barba e non parlavo pashtun». Alì per i talebani è un “infedele”, un essere da decapitare il prima possibile e senza pietà. Alì lo sa, per questo deve cancellare ogni traccia della sua vita occidentale, «ha dovuto distruggere i documenti, anche la carta di identità italiana, mandarli via mail e cancellare tutto subito» racconta Francesco Lasaponara, il consigliere comunale di Centrodestra per Forlì che per un caso fortuito si è imbattuto nella vicenda di Alì. «Era settembre – racconta il politico – e il mio meccanico si lamentava di essere in ritardo con i lavori, che il suo collaboratore di fiducia non era più al lavoro». «Gli ho chiesto cos’era successo, se stesse male. E lui – continua il consigliere, raccontando l’accaduto con l’emozione di chi si è reso co -protagonista di un evento capace di cambiare il destino di un’altra persona – mi ha detto che il suo dipendente era in Afghanistan e che non riusciva più a ottenere il passaporto per rientrare perché i talebani non lo facevano partire. Lì per lì ho appreso la notizia, poi la notte ci ho ripensato e mi sono reso conto che non potevo starmene con le mani in mano». Così Lasaponara ha attivato le persone e i meccanismi diplomatici che alla fine hanno permesso ad Alì di salire su quell’aereo che l’ha riportato in Italia giusto in tempo per Natale. Proprio la vigilia, infatti, Alì Hassan era in comune a Forlì insieme al sindaco Gian Luca Zattini e a Lasaponara, “libero” dopo i 10 giorni di quarantena previsti per chi arriva da Paesi extra Ue. Alì, però, ha ancora molta parte della sua vita in Afghanistan. Lì ci sono la moglie incinta di quattro mesi e il fratello con tutta la sua famiglia.

Vivo e di nuovo in terra italiana, Alì desidera adesso ottenere quell’agognata cittadinanza che magari gli permetterà di ricongiungersi con la moglie e il figlio che sta per nascere, strappando entrambi dall’incubo del regime dei Talebani.

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