Forlì. Effetto post Covid sui giovani, in aumento consumo di alcol e autolesionismo


Aumento degli episodi di autolesionismo, incremento del consumo di alcol e delle difficoltà a relazionarsi con gli altri. Sono questi alcuni degli effetti post pandemia soprattutto tra i giovani. Un diffuso malessere che influisce sul comportamento dei ragazzi. «Come sospettavamo e come ci aspettavamo – spiega Michele Sanza, direttore dell’Unità operativa di dipendenze patologiche di Forlì-Cesena – gli effetti del Covid sono anche effetti sulla salute mentale e sono di medio-lungo periodo. Già l’Ocse, aveva messo in guardia sulla quarta ondata che avrebbe riguardato proprio un’epidemia di disturbi del comportamento. Questo purtroppo è profondamente vero perché l’effetto dell’isolamento ha provocato, soprattutto nei giovani e negli adolescenti di allora, delle modificazioni e spesso acuito un disagio preesistente oppure lo ha generato ex novo».
Tra i giovani si registra un incremento di episodi di violenza verso sé stessi. «Sono aumentati gli accessi al Pronto soccorso per quanto riguarda i fenomeni di autolesionismo, tentativi di suicidio e assunzione di sostanze stupefacenti e alcol – continua Sanza -. Sono aumentate le problematiche di ansia e di depressione che spesso negli adolescenti e nei giovani si esprimono con comportamenti di ritiro sociale». Nel caso degli adolescenti, queste si traducono frequentemente nella difficoltà ad andare a scuola con casi in cui si arriva fino all’abbandono scolastico. In chi ha qualche anno in più, si presenta in altre forme come quello della riduzione delle reti sociali, una difficoltà ad uscire di casa e dunque una compressione dei livelli di socialità. In questo mare di malessere, trovano spazio anche le sostanze.
«Pur non avendo dei dati precisi, perché c’è il dato grigio delle persone che non si rivolgono ai servizi o che non vengono intercettate dal Pronto soccorso nei casi più gravi, la sensazione è che questi fenomeni siano aumentati», continua Sanza.
Nel 2022 il servizio per le dipendenze patologiche di Forlì, ha registrato 444 accessi per alcol, in 74 casi si trattava di persone con un’età inferiore ai 30 anni. Di questi, la stragrande maggioranza, ovvero 59, sono maschi e 15 sono donne. «C’è una differenza di genere significativa nei comportamenti – spiega – sebbene sappiamo che, da un punto di vista sociale, il consumo di bevande alcoliche da parte delle adolescenti e giovani donne sia aumentato. Questo, però, rappresenta soltanto la punta dell’iceberg perché la stragrande maggioranza dei fenomeni di consumo di sostanze e di abuso sfugge all’interesse dei servizi anche se cerchiamo di essere capillari anche attraverso interventi di prevenzione all’interno delle scuole e nei contesti di aggregazione e di vita in cui i ragazzi si incontrano per i loro momenti di aggregazione».
Sballarsi attraverso l’assunzione esagerata di alcol è, purtroppo, considerata la normalità: «Oggi la vera trasgressione è quella di non bere o non partecipare a momenti di esaltazione dove le sostanze svolgono un ruolo importante». Ecco dunque che veri e propri comportamenti di rischio non sono percepiti dai giovani come tali: «Non stiamo parlando della dipendenza dove il soggetto beve costantemente tutti i giorni – conclude Sanza- . Questi sono ragazzi che in occasione di feste o semplicemente nel fine settimana eccedono nel bere. Quindi, questo comportamento di rischio è dal loro punto di vista sottovalutato e considerato parte di una pratica sociale del tutto normale».

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