Forlì, “i miei lavori di artigianato con la lana di pecora che finirebbe nei rifiuti”

Gioielli, lucine natalizie, berrette realizzate con la lana appenninica che sarebbe destinata a finire nella discarica. A dare una seconda possibilità ad un prodotto naturale che sembra non avere più spazio nell’economia odierna è Maria Joäo Tavares, artigiana che vende le proprie creazioni anche durante i mercati di Campagna amica. Tra Forlì e Cesena. La sua non è una semplice bancarella artigianale ma un luogo in cui l’estro e l’etica si intrecciano con l’uncinetto. «La lana delle pecore appenniniche – spiega Maria – è una risorsa preziosa che andrebbe a finire tra i rifiuti poiché nessuno la compra più dagli allevatori». Più rustica rispetto ai filati scelti per realizzare capi d’abbigliamento, come la lana merinos, finirebbe dunque per essere un costo sia in termini di smaltimento di rifiuti che ambientale. Si tratta, inoltre, di prodotti a chilometro zero poiché ottenuti da una filiera locale che recupera e valorizza la lana di pecore allevate in piccole greggi, sulle colline romagnole. «Può essere utilizzata per farci un sacco di cose – continua -. Una volta era scelta per la realizzazione di trapunte, materassi e cuscini che forse in qualche casa di campagna si trovano ancora ma in realtà il suo utilizzo è vario». Dopo aver recuperato la tosatura dagli allevatori di questi animali, Maria si reca a Pistoia per farla lavorare. «80 chili di prodotto grezzo – continua – viene trasformato in circa 40 chili tra filato e lana cardata». Quest’ultimo è un processo di battitura delle fibre per liberarle dai corpi estranei permettendo, così, le successive operazioni di filatura. «La lana cardata la utilizzo principalmente per farci il feltro – continua l’artigiana – abbinandolo ad altre lane colorate. È sicuramente il prodotto che richiama maggiormente l’attenzione dei clienti». Nascono così creazioni che trovano un limite sono nella fantasia di Maria: collane, orecchini, portachiavi ma anche lucine di natale e kit per sperimentare in prima persona la filatura. «Un fuso fatto con dei cd smessi, 100g di lana di pecora appenninica cardata e una piccola dispensa con le istruzioni d’uso, compongono questo semplice kit di iniziazione alla filatura della lana – spiega Maria –. I miei oggetti non sono fini a sé stessi ma veicolano un messaggio. Quando i miei clienti lo recepiscono, tornano ad acquistare perché è un valore aggiunto». R.T.

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