Forlì, droga e armi: due arresti

Nella notte tra domenica e lunedì una volante dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura ha proceduto all’arresto di due stranieri, uno rumeno e l’altro albanese, entrambi 28enni, domiciliati a Meldola. Gli agenti, durante il servizio di controllo del territorio, verso le 3 di notte, hanno notato una Opel Insigna bianca percorrere a velocità sostenuta la via Zangheri, pertanto si sono messi al suo inseguimento, protrattosi per qualche minuto, fino a quando il veicolo ha arrestato la fuga, dopo avere percorso anche una parte del tragitto a fari spenti per cercare di eludere il controllo. Successivamente, uno degli agenti, nel controllare le dotazioni di bordo, si è accorto della presenza di una mazza in legno e alcune fascette da elettricista, queste ultime non possedute per motivi professionali, pertanto il sospetto era che potessero anche servire per l’immobilizzazione delle persone. Infatti, una rapida verifica nelle banche dati delle forze di Polizia faceva emergere che entrambi erano gravati da precedenti, sia per pregresse aggressioni, sia per traffico di stupefacenti; tra l’altro, l’albanese risultava clandestino con inibizione all’ingresso nel territorio europeo a causa di pregressa espulsione dalla Francia per reati inerenti gli stupefacenti. Una accurata perquisizione del veicolo ha permesso di recuperare 32 grammi di cocaina suddivisi in 20 dosi, di cui 18 già pronte per lo smercio e 2 di maggiori dimensioni ancora da frammentare, svariati ritagli di cellophane a forma circolare da usare per la preparazione delle dosi, un bilancino di precisione, un coltello da cucina. Il tutto era nascosto in un anfratto sotto il tunnel del cambio, ed è stato ritrovato smontando i componenti in plastica che lo avvolgono. Presso la loro abitazione, situata a Meldola, è stata eseguita una perquisizione domiciliare, unitamente a personale della Squadra Mobile, che ha portato al sequestro di una carabina, della tipologia da libera vendita ma sospetta di manomissione per aumentarne la potenza di sparo, quindi in questo caso da considerare alla pari di un’arma comune. Infine, il riscontro dattiloscopico a carico dell’albanese ha permesso di verificare che in occasione del controllo aveva reso una identità difforme da quella conosciuta in Italia e certificata da recenti atti di indagine in materia di immigrazione e stupefacenti, allorquando egli era stato identificato con altre generalità mediante valido passaporto albanese.

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