“A Forlì don Pietro salvò noi ebrei, sia Giusto tra le Nazioni”

FORLI’. «Se vuole sapere se mi ricordo di don Pietro Garbin le dico di no. Ero solo un bambino di pochi anni. Ma don Pietro ha salvato me, mia madre e mio padre, tutti ebrei, nascondendoci in cantina qui a Forlì, all’Opera salesiana. So che andò così dai racconti della mamma. Perché avrebbe dovuto mentire a suo figlio? Per me deve essere giusto tra le Nazioni». Bruno Laufer oggi ha 83 anni. Il suo accento romano ha spazzato via ogni traccia dell’origine viennese. Ha passato una vita intera senza mai dimenticare, mescolando i propri lontani ricordi a quelli di famiglia. Oggi sarà a Forlì, all’oratorio San Luigi, per rievocare l’impegno del sacerdote salesiano nel salvataggio di oltre un centinaio di persone.

Signor Laufer, come arrivò a Forlì?

«Scappammo da Vienna in quella che poi passò alla storia come la notte dei cristalli, nel novembre del 1938. Mio padre era un commerciante di stoffe, di loden, aveva clienti e conoscenti a Bolzano e Merano e i miei genitori decisero di fuggire verso l’Italia. Arrivammo in auto al confine, poi proseguimmo a piedi. Ci ospitarono a Merano per una settimana poi, per evitare spiate e mettere a rischio anche altre famiglie, dovemmo andarcene. Ci spostammo sempre trovando ripari di fortuna, dormendo anche in delle grotte, mangiando quasi nulla se non qualche pezzo di pane o delle uova dateci dai contadini ma anche topi. Avevamo documenti falsi. Fingevamo di essere una famiglia italiana di nome Curi. Quando arrivammo a Forlì non so come ma si aprì per noi la porta di don Garbin. Ci ospitò nelle cantine. Con noi c’erano altre 150 persone, forse anche di più. Eravamo gli unici ebrei. Don Garbin lo sapeva ma non lo disse a nessuno. Francamente credo che dopo un po’ di tempo passato all’Opera salesiana qualche fascista alla fine sapesse ma non successe nulla. Almeno per un po’».

Poi che accadde?

«A un certo punto vennero scoperte le 150 persone nascoste qui e i nazisti portarono via gli uomini. Accadde una decina di giorni prima della liberazione di Forlì. Anche mio padre venne catturato. Quando mia madre lo seppe impazzì. Si presentò al comando della Gestapo e chiese di parlare con il comandante. Vivevamo in uno scantinato, era vestita dimessamente, ma la sua era una nobile famiglia di Vienna. La guardia la guardò e le disse: cosa vuoi tu sporca italiana? Lei gli rispose in perfetto tedesco: come ti permetti tu, villico soldato, di parlare così a una signora? Quando sentì il suo accento viennese perfetto la fece salire. Anche il comandante era di Vienna. Scoprirono di avere in comune le stesse amicizie altolocate. Lei si inventò una storia, disse che aveva sposato mio padre di origine più umile contro il volere della famiglia e così avevano lasciato l’Austria cercando di raggiungere il sud dell’Italia di cui erano innamorati. Continuarono così a parlare di Vienna e dei tempi andati e alla fine riuscì a tornare dai salesiani dopo aver fatto liberare mio padre. Quando arrivò qui le mogli degli altri le chiesero aiuto. Anche don Garbin le chiese di intercedere. Lei tornò dal comandante. “Senta – gli disse – ci crederà o no ma quelle persone che erano ospiti le conosco tutte e le garantisco che non sono partigiani ma solo povera gente”. Lui forse ebbe un rimorso e li liberò tutti. Riuscì a convincere anche il comandante a lasciarle tutte le provviste che avevano i tedeschi garantendo che il cibo sarebbe andato solo ai civili. Portò tutto a don Garbin che poi lo distribuì: sacchi di farina, zucchero, pane nero e tanto altro. Per me lui deve essere considerato un giusto tra le Nazioni».

Cosa farà per questo?

«Ora ci penserà mia nuora, Noemi Di Segni. È la presidente dell’Unione Comunità Ebraiche Italiane. Intercederà, farà domanda all’ambasciata israeliana, poi ne discuterà il parlamento. C’è la mia testimonianza. Non ne ho mai parlato prima perché per me erano ricordi terribili. Quando sei bambino non la vivi in profondità, crescendo è un’altra cosa. Ancora oggi mi domando come un popolo come quello tedesco, un popolo di poeti, scrittori, musicisti sia riuscito a fare questo. Ancora oggi io mi chiedo perché? Perché? Perché?…».

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