Forlì, la dirigente scolastica del liceo scientifico «Servono nuovi spazi»

FORLÌ. «L’unica certezza per ora è la necessità di nuovi spazi». E’ proprio la dirigente scolastica del liceo scientifico “Fulcieri-Di Calboli”, Susi Olivetti, a darne conferma. In particolare questa condizione si ripete da diversi anni, ma per l’anno scolastico che dovrà partire a settembre serve una soluzione tempestiva.

I numeri degli iscritti

Dalle iscrizioni chiuse il 31 gennaio, infatti, è emerso che sono lievitate le richieste degli studenti per uno degli indirizzi del centro studi di via Turati e via Aldo Moro. Prendendo in esame i numeri al liceo scientifico sono state 361 le domande pervenute a fronte di 222 studenti che a giugno termineranno il proprio percorso di studi. In sostanza si registra un saldo positivo di 139 iscrizioni in più. Stessa cosa al “Matteucci” che, complice probabilmente la riscoperta degli indirizzi tecnici e il nuovo corso sportivo, ha visto arrivare le iscrizioni alle classi prime a quota 359. In questo caso ci sarebbe un surplus di 122 domande. La questione non cambia al vicino “Saffi-Alberti” dove hanno fatto richiesta 267 studenti, mentre termineranno quest’anno gli studi in 197 alunni: in questo caso ci sono 70 iscrizioni in più alla quale dare una risposta. Chiaramente un aumento degli iscritti in tutti e tre i plessi scolastici ripropone in maniera più accentuata il problema degli spazi, insomma in qualche modo delle aule andranno trovate.

Le ipotesi

In tal senso già da un mese a questa parte, visto che comunque la questione delle classi è una partita aperta da diversi anni, la Provincia si è messa in moto per cercare una soluzione temporanea in attesa che veda la luce il progetto di riqualificazione dell’ex istituto Oliveti e di realizzazioni di 8 aule ex novo al centro studi, per i quali però bisognerà attendere ancora un paio di anni. L’ente in particolare sta lavorando su due fronti. Da una parte chiede il massimo sforzo ai dirigenti scolastici nell’organizzazione valutando un sistema di rotazione. In questo modo una classe non è per gli studenti, ma sono gli alunni stessi a spostarsi a seconda delle disciplina. Un modello già in uso da alcune scuole superiori del territorio, quali l’Itaer ad esempio, e molto simile a quello americano. Con questa soluzione, appaiata di pari passo alla realizzazione di qualche aula, si risponderebbe all’esigenza che si è palesata per il prossimo anno scolastico. Non a caso dall’altra parte, la stessa Provincia in tempi abbastanza ristretti si occuperà dell’edilizia. Sul piatto l’ipotesi di recuperare l’ex abitazione del custode non più in uso all’interno del centro studi e dalla quale potrebbero essere ricavate due aule. C’è anche la possibilità di recuperare altre sei classi all’interno di una proprietà della Provincia stessa che però al momento è gestita da un altro ente. Una partita seguita dal Palazzo di Piazza Morgagni e per la quale sta attendendo una risposta. «Per adesso c’è la necessità di nuovi spazi, questa è una certezza – conclude Olivetti -. Le altre sono ipotesi che restano al momento solo possibili soluzioni da verificare sotto gli aspetti didattici, organizzativi e della sicurezza».

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