FORLI’. «Chi veste una divisa resta un uomo anche quando la indossa oppure in quel momento scompare ogni forma di umanità? Me lo domando con tanta amarezza». Parola di un’infermiera forlivese dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” che, tra sala operatoria e reparto di Terapia Intensiva, da mesi è quotidianamente in prima linea nella difesa della salute dei cittadini dall’attacco del Covid-19. Lei e proprio lei, martedì si è vista sanzionata da una pattuglia dei Carabinieri per avere violato i divieti sulla mobilità personale. Ben 533 euro e 33 centesimi di multa.
Il motivo? Si era recata dalla madre anziana per telefonare con lei ai medici dell’Hospice di Lugo dove, dal giorno precedente, è stato ricoverato suo padre. Vietato farlo, «mia madre non sta male e quindi io non avevo un valido motivo per raggiungerla e, assieme a lei, ricevere informazioni sulla salute di mio babbo e su eventuali necessità cui provvedere, nell’unico modo possibile: al telefono». Questa, ci riferisce Monica Zoli, la motivazione addotta dalla pattuglia dei carabinieri che l’ha fermata al ritorno dalla casa dei familiari, residenti nel Ravennate, subito dopo l’abitato di Bagnacavallo. Per lo spostamento mancavano i “motivi di salute”. Della madre, perché quelli del padre non varrebbero.
«Mi è stato chiesto di ripercorrere tutto il mio tragitto e di motivarlo annotandolo sull’autocertificazione – spiega -. Hanno persino telefonato all’Hospice di Lugo per accertarsi che mio padre fosse davvero ricoverato e poi mi hanno fatto il verbale perché, a loro detta, potevo spostarmi solo per andare alla struttura sanitaria. Quando ho spiegato che lì, per motivi di sicurezza, non si può entrare, non hanno sentito ragioni. Con fare piuttosto arrogante mi è stato detto che avrebbe potuto informarsi mia madre autonomamente. Poco conta, per loro, se è anziata, addolorata e avesse bisogno del mio conforto e consulenza professionale».
La voce di Monica, lei stessa sposata a un carabiniere, si fa grave. «Io sono una di quelle infermiere di Terapia Intensiva con la tuta integrale e i lividi delle mascherine sul volto, sono la prima a sapere perché è importante rispettare le norme sul distanziamento e le ho sempre seguite, ma per il lavoro che faccio so anche che non è possibile fare visita ai malati, adesso».

Eppure non c’era valido motivo per uscire da casa: 533 euro di multa. «In assenza di certificato medico che attesti problemi gravi per mia mamma, è difficilmente ipotizzabile un ricorso. Il fatto di essere un’operatrice della sanità non mi dà alcun diritto a comportarmi come voglio in barba alle norme, sia chiaro, ma come donna sono amareggiata da questa totale assenza di umanità».

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