FORLI’. Affermare che il Covid-19 abbia fermato la sua corsa è ancora un azzardo. Di certo l’ha rallentata al punto da trovarsi in una fase di sostanziale stallo, ma all’interno delle strutture residenziali assistenziali, il livello d’allerta non è mai calato rispetto alle settimane più critiche. L’organizzazione interna è, oggi, sostanzialmente la stessa.
Proviamo a scattarne una fotografia. Il maggior numero di ospiti tuttora contagiati resta concentrato alla “Pietro Zangheri” di Forlì dove si sono negativizzati 45 anziani, ma 58 sono quelli degenti ancora nei reparti Covid. Tra questi, però, ce ne sono 15 clinicamente guariti, ma tuttora isolati onde evitare una ricaduta. Alla “Davide Drudi” di Meldola, in totale si sono verificati 30 casi. Sei sono stati i decessi e 11 gli ospiti guariti. Restano 13 persone positive, di cui 5 in struttura, 3 in ospedale e altre 5 per le quali è stato avviato il percorso di verifica del superamento della malattia.


Migliorata la situazione anche alla “Villa del Pensionato” di Rocca San Casciano, dove su 25 ospiti ne permangono 7 positivi. Uno è in ospedale e gli altri 6 nei reparti-Covid della casa di riposo. Forlimpopoli va infine verso la normalizzazione. Tre guariti negli ultimi giorni sui 28 presenti. Ne restano 1 in Malattie Infettive e 3 positivi all’interno.
«L’attuale situazione documenta un chiaro miglioramento sia nei termini di persone guarite, ospiti e operatori, sia di riduzione del numero di nuovi casi – afferma il direttore del Distretto sanitario di Forlì, Stefano Boni -. Stiamo andando verso un azzeramento di fenomeni rilevanti di diffusione, se non a un totale azzeramento di nuovi casi stessi». Bisogna però controllare che non si profilino nuove ondate. «Al fine di intercettare tempestivamente eventuali casi sospetti e prevenire il contagio, restano attivi un monitoraggio periodico e un programma di sorveglianza sanitaria di tutto il personale operante nelle strutture. Sugli operatori, ad esempio, il test cromatografico è stato effettuato e sarà costantemente ripetuto. Nei casi positivi si è proceduto al test con prelievo di sangue e al tampone. Sugli sopiti guariti, invece, si sta facendo molta attenzione prima di reinserirli non avendo ancora completa conoscenza dell’evoluzione della malattia».
Il Distretto Ausl, nella fase più calda ha assunto una sorta di direzione sanitaria delle residenze facendo formazione del personale e supportandolo organizzativamente e numericamente con vere e proprie “task force” di specialisti e infermieri. A Forlimpopoli e Rocca San Casciano, resta ora un controllo a distanza, alla “Zangheri” l’unità “di crisi” è operativa, ma non più quotidianamente all’interno, mentre alla “Drudi” dove l’organizzazione è ancora la stessa del periodo di piena emergenza, il supporto operativo dell’Ausl resta.
«La modalità di intervento dell’équipe è stata differenziata a seconda della gravità del contagio nella singola realtà – spiega Boni -. Nelle situazioni meno gravi è stata garantita una consulenza con visite periodiche, in quelle più gravi la presenza è stata giornaliera». È presto, però, per parlare di “Fase 2” delle residenze per anziani. «Siamo in attesa di indicazioni operative da parte della Regione, ma il costante dialogo con le strutture e il monitoraggio resteranno fondamentale per la prevenzione di futuri contagi». Di sicuro, una più stretta collaborazione tra Azienda e strutture è imprescindibile anche in futuro. «Sì – chiosa Boni -. Può essere ipotizzata la presenza di infermieri di famiglia-comunità, a supporto dei medici di struttura, per il monitoraggio proattivo degli ospiti. L’esperienza delle Case della Salute, con gli infermieri dell’ambulatorio per la gestione integrata della cronicità, è un buon punto di partenza».

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