Foto: Fabio Blaco

FORLI’. Serrande alzate, vetrine illuminate, collezioni già arrivate. Negozi attrezzati con paratie in plexiglass, gel disinfettanti, predisposizioni per le sanificazioni due volte al giorno e ingressi contingentati: i commercianti forlivesi non ne possono più, vogliono riaprire con regole chiare e sostenibili per tutti. Erano pronti a farlo ad inizio maggio, invece il nuovo decreto che predispone il calendario per la fase due ha posticipato l’apertura al 18 maggio.
«Abbiamo bisogno di certezze e di chiarezza – dice Alberto Treossi dello storico negozio di abbigliamento in via delle Torri -. Attendiamo le future indicazioni per una riapertura che sia in sicurezza, anche se eravamo già pronti a farlo. Ci sono molti aspetti che devono trovare una quadra: cosa si intende per sanificazione e deve essere fatta per tutelare chi o che cosa? Altra incongruenza, i grossisti possono riprendere l’attività il 4 maggio ma noi dopo una settimana: ma come possiamo fare l’ordine se noi non abbiamo venduto la merce già arrivata ai clienti? Un controsenso, è come avere un bell’ippodromo ma senza cavalli. Non ce l’ho con i negozi di abbigliamento per bambino, anzi, ma non capisco perché loro sì e noi no visto che comunque a spostarsi sono sempre gli adulti».
In centro storico c’è già chi si attrezza per farsi trovare pronto per la ripartenza senza aspettare maggiori direttive. «Ho iniziato ad attrezzarmi, sono ottimista per natura ma questa volta ce la devo fare, anche nei confronti della dipendente che lavora con me – racconta Mara Stagni dell’omonimo negozio di abbigliamento da donna, anche mare, in via Quadrio -. Il Governo chiede a noi attraverso i decreti di aprire in sicurezza, ma lo stesso non dà alcuna sicurezza a noi. I pagamenti sono solo spostati e tutti noi per poter riaprire andiamo incontro a spese ed incertezza». Spese straordinarie che servono per sanificare l’ambiente e farsi trovare pronti. «Io ho già predisposto al bancone un divisorio in plexiglass, ho acquistato gel igienizzanti per le mani ma anche per gli ambienti interni. Sembra che ci sia richiesto di dover provvedere anche alla sanificazione dei capi, ho comprato prodotti appositi che costano circa 8-9euro ogni flacone e temo che tra poco, come successo per le mascherine, siano difficili da reperire – ancora Stagni -. Per non parlare di guanti e dispositivi di protezione da fornire ai clienti che non ce l’hanno. Già ci sarà una diminuzione degli incassi visto che si deve entrare uno alla volta, non posso permettermi di allontanare un cliente». Per i commercianti un futuro incerto, anche all’indomani di una possibile ripartenza. «Vedremo cosa si potrà fare – continua Mara Stagni -, la merce primaverile era arrivata tutta in quanto gli ordini si fanno quasi un anno prima ma quando riapriremo questa collezione è già passata e dovremo far spazio a quella estiva riempiendo il magazzino».
Diverso il caso di Trendy in viale Bolognesi che, in parte, aveva già riaperto i propri locali per quanto riguarda il reparto della vendita di abbigliamento dedicato ai più piccoli. «Eravamo già pronti con mascherine, guanti e gel igienizzanti. Non solo, ci siamo procurati un generatore di ozono per sanificare i capi provati: basta appoggiare la merce su un carrello in una stanza e attivare questo strumento per circa 20 minuti – dice una dei due soci, Ileana Biondi -. È stato dato poco valore al nostro settore, l’80% della merce è arrivata e quella primaverile saremmo costretti a venderla in saldo o in promozione perché, adesso, i clienti chiedono la collezione estiva.. Un danno ulteriore, che si somma al fatto che in alcuni casi i dipendenti ancora non hanno ricevuto la cassa integrazione di marzo e non sono previsti contributi a fondo perduto per noi commercianti».

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