FORLI’. Comincia a riproporsi il problema della diffusione dei contagi tra medici e personale sanitario ma questa volta, a differenza dei mesi più duri della prima emergenza, i casi emersi sono legati a contagi familiari.
Controlli rigidi
A Forlì, sono stati individuati due infermieri di sala operatoria a Villa Serena e due medici, più un infermiere, a Villa Igea. «Ci aspettavamo possibili casi, non per mancanza di dispositivi di protezione ma perché il problema ora è esterno agli ospedali e molto spesso si sviluppa all’interno dei nuclei familiari – dice il direttore di Ospedali Privati Forlì, Davide Dell’Amore -. Proprio per questa ragione abbiamo deciso di stringere ancora di più il tempo previsto per i controlli, così da individuare eventuali positivi ancora prima. La normativa richiede infatti che gli operatori sanitari debbano sottoporsi agli screening ogni 30 giorni, noi li prevediamo ogni 14-15 giorni».
Al momento, quindi, il conto dei contagiati, grazie alle misure preventive adottate nell’ambito sanitario dalle due cliniche private forlivesi, è di 5 persone di cui 3 infermieri e due medici.


Situazione sotto controllo
«Non siamo preoccupati per quanto sta accadendo, lo avevamo preventivato in qualche modo – continua il direttore -. Attualmente ci sono anche due soggetti in quarantena perché contatti di due operatori sanitari risultati positivi. Tutti erano asintomatici, tranne un caso specifico. Attualmente siamo in attesa del risultato di alcuni tamponi, qualche membro del personale è precauzionalmente a casa perché presentava alcuni sintomi come tosse e raffreddore».
A far temere, appunto, non è la mancanza di protocolli o di dispositivi di protezione ma piuttosto le relazioni che ciascun medico, infermiere o operatore socio sanitario possono avere al di fuori del posto di lavoro. «Ormai è assodato che il punto di contagio oggi è la relazione personale e la famiglia, ognuno dei lavoratori sanitari ha una vita fuori dalla clinica – conclude Dell’Amore -. Quello che accade in questi contesti ci spaventa. Se non blocchiamo la movida o le riunioni tra più persone, siano due o 20 non cambia, questa catena è difficile da spezzare».

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