Forlì. Chiusura banche, il camper della Uilca dà voce ai sindaci

I paesi rimasti senza banca si fanno sentire. Il camper della Uilca Romagna nei giorni scorsi ha fatto sosta a Bertinoro, Cusercoli e Bagno di Romagna: alcune delle numerose vittime della desertificazione bancaria, private di un servizio di cruciale importanza. Le riprese fatte dal team Uilca Romagna a Bertinoro sono addirittura riuscite a ritrarre il camion addetto al trasloco, che venerdì 20 maggio stava concludendo il trasferimento di archivi e scartoffie. La stessa sorte è toccata anche a Cusercoli nel giugno 2021 e a Bagno di Romagna nell’ottobre del 2018. La Uilca Romagna ha cercato di dare voce a una piaga sociale che sta colpendo sempre più territori. «Fino a che la protesta rimane all’interno del sistema bancario, coinvolge solo gli istituti finanziari e i sindacati – afferma Fabrizio Michelacci, Segretario Generale della Uilca Romagna – Per questo motivo, ci si è mossi con l’obiettivo di amplificare le grida di intere comunità, vittime inermi di un indifferente piano industriale». Nel 2021 c’è stata una diminuzione di 1.831 sportelli e i comuni italiani senza nemmeno il più basilare servizio bancario sono diventati 4.902. Il progetto “sindacato itinerante” nasce per toccare con mano le potenzialità di questi territori turistici, le loro vulnerabilità e la loro impotenza per non aver potuto impedire la fuga delle banche. «Ciò che ci ha fatto storcere di più il naso – afferma Claudio Milandri, sindaco di Civitella di Romagna – Sono state le modalità con cui siamo venuti a conoscenza di questa scelta. Non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale sulla chiusura della filiale di Cusercoli». Lo stesso è accaduto a Bertinoro dove la notizia è arrivata alle orecchie della sindaca per vie traverse, pochi giorni prima della data di chiusura. «Successivamente, sono venuti al pettine tutti i nodi di una cieca progettualità – sottolinea la Uilca Romagna – I conti correnti da gestire nella filiale di Civitella sono aumentati, ma il personale è rimasto invariato. Chi lavorava nelle filiali chiuse è stato spostato, a volte riqualificato, mentre nei casi peggiori mandato in esodo. L’amministrazione si è così trovata impotente e incapace di trovare soluzioni». «Fin da subito mi sono attivata per ottenere udienza dal gruppo dirigenziale di Bper, dopo aver già subito la chiusura di Unicredit – afferma Gessica Allegni –Tuttavia, mi è stata riferita essere una decisione a livello nazionale: una progressiva e irreversibile chiusura dei piccoli centri». La banca, inoltre, come afferma Alberto Capacci, presidente della Pro Loco di Cusercoli «è uno dei tre pilastri delle piccole realtà di paese, insieme al parroco e al sindaco. Parliamo del suo ruolo economico, tralasciando spesso quello sociale. Tuttavia, i finanziamenti delle banche alle fondazioni rendevano possibile tutta una serie di interventi di valorizzazione del territorio, generavano occupazione e cambiavano il volto del paese. Inoltre, erano l’unico punto di riferimento per la gestione delle finanze». Discorso valido anche per Bagno di Romagna, dove la Cassa dei Risparmi di Forlì è stata per 60 anni l’unica filiale. Mentre ora, l’unica cosa che rimane è lo sportello per il prelievo. La categoria più colpita è quella degli anziani. «A Bertinoro, un paese abitato in gran parte da pensionati, togliere la banca significa generare gravi problemi di mobilità – sottolinea la sindaca Allegni – che li inchioda a dover dipendere da altri per la propria gestione finanziaria». Claudio Milandri aggiunge: «Si tratta di una doppia criticità, poiché agli anziani servono queste attività, grazie alle quali rimangono attivi ed elastici».

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