Forlì, caso “Spese pazze”, Luca Bartolini ricorre in Cassazione

La Corte d’appello di Bologna ha condannato Luca Bartolini, ex consigliere regionale forlivese del Popolo della Libertà, per il reato di peculato, concedendogli l’attenuante di “speciale tenuità del danno patrimoniale”. Attenuante che gli è valsa la riduzione della pena di quattro giorni rispetto a quanto stabilito in primo grado, nel dicembre 2019. Dai due anni e due mesi iniziali, il periodo di reclusione è stato “ridotto” a due anni, un mese e 26 giorni. La battaglia legale di Bartolini, però, non si ferma. L’ex consigliere regionale comunica infatti l’intenzione di portare il suo caso alla Corte di cassazione.

Quella che si è conclusa lunedì è un’altra puntata di “Spese pazze”, la maxi-inchiesta sulle spese dei politici eletti in Regione che ha toccato trasversalmente tutti i gruppi consiliari tra il 2009 e il 2012. Ai consiglieri si contestava di aver chiesto il rimborso di spese private fatte figurare come il frutto di attività legate agli impegni di politica.

«Nel mio caso ancora oggi mi vengono contestate spese per un importo di 2mila 200 euro a fronte di oltre 200mila euro rendicontati quando ero invece capogruppo in Regione (per questa vicenda Bartolini fu assolto in primo grado, ndr) – racconta l’ex consigliere regionale -. Non si parla di spese al ristorante ma di quelle relative a tre viaggi che avevo compiuto per incontri con politici e amministratori, uno con l’allora presidente della Provincia di Forlì-Cesena, Massimo Bulbi. Una questione che si è creata per errori materiali. Ho sempre tenuto nota delle mie spese istituzionali e ogni mio atto è stato avallato con riscontri oggettivi. So di essere una persona onesta e nel caso in cui abbia commesso qualche leggerezza, non c’ è mai stata malafede. È bene evidenziare che per contestazioni analoghe 12 ex consiglieri regionali del Pd (fece scalpore anche l’inserimento di uno scontrino per un ‘sex toy’ messo a rimborso, ndr) sono stati, giustamente, assolti dal Tribunale di Bologna perché il fatto non sussiste o perché non costituisce reato, questo sin dal primo grado. Mentre hanno avuto una sorte diversa le accuse mosse ai consiglieri dell’allora Popolo della Libertà, Forza Italia e Lega». Dopo la sentenza di lunedì della Corte d’Appello di Bologna, per cui bisognerà attendere 90 giorni per il deposito delle motivazioni, Bartolini, assistito dall’avvocato riminese Alessandro Petrillo, è pronto a fare ricorso in Cassazione. Proprio la Corte suprema, infatti, il 10 novembre si è pronunciato su fatti simili che hanno interessato l’ex consigliere regionale della Lega, Manes Bernardini. «Si è aperta un’autostrada per noi – conclude Bartolini -. In sostanza la Cassazione, esaminando le motivazioni della sentenza di condanna della corte d’appello, è arrivata alla conclusione che la qualificazione dei fatti come peculato è erronea perché non vi era la diretta assegnazione dei fondi al singolo consigliere e che secondo la normativa della Regione è il capogruppo che ha la disponibilità dei fondi per i rimborsi spese. Dopo quasi 10 anni sono fiducioso sul risultato della prossima udienza, anche alla luce di quanto è stato deciso proprio dalla Corte Suprema».

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