FORLI’. Oltre sette ore di udienza per veder sfilare i primi testimoni nel processo Livia Tellus, che vede imputati Davide Drei, Vittorio Severi e Gianfranco Marzocchi, ex, nell’ordine, sindaco, direttore generale del Comune di Forlì e presidente di Livia Tellus, società in house per la gestione delle Partecipate, accusati di abuso d’ufficio e falso ideologico nell’inchiesta di Carabinieri e Guardia di Finanza. Udienza dedicata ai testi dell’accusa, che ha visto in mattinata ascoltati il consigliere regionale uscente e candidato alle consultazioni di domenica Massimiliano Pompignoli e il comandante del Nucleo investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale Carabinieri di Forlì-Cesena, tenente colonnello Pietro D’Imperio, oltre che a Michele Sacchetti, consulente informatico della Procura.
Il caso
Davanti al collegio presieduto da Ilaria Rosati, a latere Marco De Leva ed Elisabetta Giorgi, è toccato al consigliere comunale della Lega, Pompignoli, ricostruire la genesi della vicenda, partita da un esposto presentato nel luglio del 2016 sull’aumento dei compensi agli amministratori di Livia Tellus, decisione presa dall’assemblea dei soci del 24 luglio 2015 che avrebbe violato il decreto legge del 2012 che prevedeva la necessità di contenere la spesa all’80 per cento di quella sostenuta l’anno precedente. Altro punto caldo le indennità di risultato, con valore retroattivo: ad esempio per il presidente Marzocchi si parlava di un compenso di 30mila euro e 16mila di indennità. Una situazione che venne presentata ai soci il 20 luglio in sede di coordinamento: secondo l’accusa una proposta preparata dal sindaco Drei, con il parere favorevole del direttore generale, arrivata in giunta comunale il 21 luglio e approvata dall’assemblea dei soci Livia Tellus il 24 luglio. L’intervento della Corte dei conti aveva messo in dubbio la legittimità di quel provvedimento, con il risultato che l’elargizione venne congelata e portando a un piano di restituzione di quanto percepito dai tre componenti del consiglio di amministrazione. Pompignoli ha ricordato come l’interrogazione in consiglio comunale presentata dall’allora consigliere Daniele Mezzacapo trovò risposta con il fatto che l’aumento era dovuto per le maggiori funzioni assorbite dai vertici di Livia Tellus.
L’indagine
Se il consulente Sacchetti ha riportato alla sua relazione il lavoro sui mezzi informatici “copiati” nella sede di Livia Tellus, al tenente colonnello D’Imperio è toccato ricostruire l’indagine coordinata dai sostituti procuratori Laura Brunelli, ieri presente in aula, e Francesca Rago. L’ufficiale dei militari ha parlato di una cabina di regia a tre, che avrebbe visto gli imputati Drei, Marzocchi e Severi predisporre le delibere da sottoporre alla giunta comunale e poi al coordinamento dei soci di Livia tellus, nel gennaio 2015 e poi nel luglio 2015, con riconosciute le indennità di risultato legate al budget, provvedimento anche retroattivo, e l’aumento dei compensi con versamenti mensili e non semestrali come previsto nelle prime decisioni del Comune. Discrasie che con successivi scambi di mail e telefonate avrebbero cercato di “aggiustare”. Tesi ovviamente respinte nei controinterrogatori che hanno visto protagonisti gli avvocati Francesco Roppo per Davide Drei, Marco Martines per Gianfranco Marzocchi, e Antonio Baldacci per Vittorio Severi.
Le mosse
Punto nodale il pronunciamento della Corte dei Conti (ottobre 2016) che evidenziava i dubbi sulla regolarità di quegli emolumenti. Anche in questo caso, sempre secondo l’accusa, ci furono manovre da parte della “cabina a tre” per sistemare la questione, risolta con il congelamento dei compensi. Il processo è stato aggiornato al prossimo 19 maggio.

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