Forlì, Coronavirus: nelle case di riposo restano pochi contagiati

FORLI’. Le case di riposo vedono la luce dopo tre mesi da incubo. Sedici appena. Ecco il numero degli ospiti ancora positivi al Coronavirus. Poco, davvero poco, anche solo rispetto a meno di un mese fa quando nelle strutture del Forlivese gli anziani aggrediti dalla forza del virus erano quasi 250 (circa il 20% di tutti i degenti). Se il Covid abbia fermato la sua corsa forse è presto per dirlo ma nelle strutture assistenziali i giorni più bui sembrano passati. E ieri, alla Drudi di Meldola, il reparto creato apposta per isolare gli infetti si è svuotato. L’ultimo ospite che era ricoverato è risultato infatti negativo. Un traguardo che presto potrebbe raggiungere anche l’Artusi di Forlimpopoli dove resta una sola persona positiva al Covid che resta in attesa dell’esito del tampone. Tre invece gli anziani ancora ammalati alla Casa del pensionato di Rocca San Casciano. «In questo fine settimana hanno fatto nuovamente il tampone – spiega il sindaco Pier Luigi Lotti -. Speriamo, anche perché sono tutti e tre positivi ormai da quaranta giorni. Per fortuna stanno bene. La situazione è buona. Ce l’eravamo vista brutta: su 35 ospiti ne avevamo 24 malati di Covid».


Certo il focolaio più grosso, dove si è pagato un tributo maggiore anche in termini di vittime, è stato alla Zangheri. In via Andrelini, in pieno centro a Forlì, dodici giorni fa si contavano ancora 58 ospiti positivi, in isolamento nell’area Covid. Ora sono “solo” 12. «La situazione migliora», dice senza lasciarsi andare al facile entusiasmo la presidente dell’istituzione forlivese, Wilma Vernocchi.
C’è un senso seppur contenuto di sollievo. «Ne parliamo timidamente – commenta la sindaca di Forlimpopoli, Milena Garavini -. Perché in tutti è ancora vivo il ricordo delle prime due settimane di diffusione del virus nella struttura. È stata la prima nel comprensorio dove il Covid è entrato. Non eravamo pronti ed è stata durissima. Tutti hanno dato una mano, dagli infermieri ai medici agli stessi operatori della Casa della salute. Il periodo più nero sembra alle spalle ma ora sarà altrettanto dura. Al di là dell’aspetto sanitario che mi pare in netto miglioramento questa epidemia ha lasciato un segno profondo nella nostra comunità. Sento voglia di ripartire ma anche tanta tensione. Dobbiamo ricostruirci».


A Meldola, dove comunque i decessi nella casa di riposo sono stati sette, da ieri si è tornati a respirare. E alla Drudi restano sì tutte le precauzioni del caso ma almeno la fotografia non è più quella di un vero e proprio reparto ospedaliero. Il sindaco Roberto Cavallucci sembra essersi scrollato un macigno dalle spalle, anche se una anziana del paese resta ancora ricoverata in ospedale dopo aver contratto la malattia: «Anche l’ultimo ospite positivo è clinicamente guarito ed è uscito dal reparto Covid che a distanza di oltre due mesi dalla sua creazione finalmente è vuoto. Ancora una volta vorrei ringraziare tutto il personale della Drudi che in questi mesi ha lavorato con passione e senza sosta, anche a rischio della vita, per aiutare tutti i nostri anziani».
Cavallucci riporta per un attimo l’orologio del tempo indietro, fino al marzo scorso. «Sono passati 65 difficili giorni dal primo caso in struttura – continua il sindaco -. Non abbiamo mai smesso di impegnarci. Vorrei testimoniare la forza e l’attaccamento alla vita dei nostri anziani che, lontani dai loro familiari, hanno combattuto contro la malattia superandola ma anche ricordare quelli che purtroppo ci hanno lasciato. Sono stati mesi difficili e di scelte impegnative; non possiamo ancora considerarci fuori pericolo e siamo consapevoli che il ritorno alla normalità necessita di pazienza e gradualità. Ma queste notizie ci danno forza e speranza per guardare al futuro con fiducia».

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