Forlì, Ausl: “Per guarire dal Covid può volerci un anno”

I letti nel reparto di Pneumologia sono occupati, lo sono ancora una volta, ancora per il secondo inverno, per il secondo Natale. I malati di Covid che hanno bisogno delle cure ospedaliere per vincere la malattia «sono gli stesi dell’anno scorso, con effetti ugualmente gravi, se non hanno fatto il vaccino».

Il primario di Pneumologia dell’ospedale Morgagni Pierantoni, Venerino Poletti, si dice un inguaribile ottimista. Però il numero altissimo di contagi che si stanno registrando anche nel Forlivese spaventa, incrina quella serenità faticosamente costruita nei mesi di pandemia.

Alla domanda “com’è la situazione da noi?” il medico risponde «delicata».

Perché delicata, dottore?

«Delicata vuol dire che c’è un numero elevatissimo di positivi, e questo anche perché i vaccini non inibiscono l’infezione, o comunque non in modo completo, e poi perché questo virus essendo a Mrna muta. Ma detto questo io sono molto ottimista sul futuro, credo che grazie ai farmaci e ai vaccini vedremo la fine della pandemia in tempi non lontani. Inciderà anche la tendenza del virus ad adattarsi all’uomo.

Si osservano gli stessi effetti collaterali di un anno fa?

«I danni sono più lievi nelle persone vaccinate. I non vaccinati si ammalano esattamente come nel 2020».

Si tratta di effetti permanenti?

«Dalle biopsie abbiamo identificato alcuni gruppi di effetti collaterali. Chi sviluppa la fibrosi generalmente ne era già affetto, ma ce l’aveva in forma latente e il Covid la rende più evidente. Poi si verificano danni provenienti dalla reazione infiammatoria vascolare, nella fase acuta. Queste sono forme che regrediscono lentamente grazie ai cortisonici, e ci può volere anche un anno per una completa guarigione».

Secondo lei cosa ci lascerà in eredità questa pandemia?

«I lati positivi ci sono sempre, anche nei momenti di difficoltà. Io li ho individuati nel fatto di avere un gruppo, un ospedale, e un territorio che si impegna per risolvere i problemi. Personalmente, ho imparato molto dal punto di vista professionale, organizzativo e umano. Anche grazie alle persone con cui ho lavorato, che si sono spese moltissimo, hanno dimostrato curiosità ed entusiasmo».

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