Forlì. Assistenza domiciliare, Ail al terzo posto in Italia

La sezione Ail di Forlì-Cesena terza in Italia per l’assistenza domiciliare. Davanti solo Bologna e Roma per numero assoluto di persone seguite. È il risultato di uno studio nazionale dell’Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma riferito al 2020 e un premio per volontari, medici e infermieri che hanno garantito un prezioso servizio ai pazienti e alle loro famiglie. Una soddisfazione ancora più grande per i vertici dell’Ail perché è uno dei tanti lasciti di Gaetano Foggetti, giornalista, caposervizio del Corriere di Forlì per 25 anni, promotore dell’Ail provinciale, che tanto si è battuto e altrettanto ha ottenuto per l’associazione di volontariato, scomparso dieci giorni fa. Infatti le prime parole del vicepresidente dell’Ail, l’ematologo Luciano Guardigni, sono proprio un ricordo del presidente appena scomparso. «Gaetano è stata l’anima dell’Ail, il suo ispiratore, aveva tante idee – ha detto – i risultati di questo studio li presentiamo in questa sede di viale Roma che è stata voluta da lui e ha avuto ragione anche questa volta». Una presentazione avvenuta alla vigilia della Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mielona, prevista per oggi.

Lo studio

Tra le 81 sezioni provinciali dell’Ail, sono 42 quelli che erogano servizi di cure domiciliari, per un totale di 2.454 pazienti curati ogni anno nelle proprie case. Sono 137 quelli seguiti in provincia di Forlì-Cesena. Davanti ci sono solo Bologna con 219 e Roma con 188. «L’assistenza domiciliare – prosegue Guardigni – è un servizio che forniamo a Forlì dal 2001 e dopo 2-3 anni si è aggiunta Cesena. Le cose sono andate talmente bene che siamo al terzo posto in Italia. È il frutto di un grande lavoro, della collaborazione con l’Ausl, l’Irst, i medici e gli infermieri. Naturalmente tutto è stato possibile anche grazie ai proventi che ci forniscono benefattori, ma anche il 5 per mille che è fondamentale per permetterci di vivere e portare avanti i nostri progetti, quelli futuri, la ricerca. L’assistenza domiciliare rimane un cardine».

Nives Lombini, responsabile del servizio medico di cure domiciliari ematologiche Ail, ha ricordato il percorso fatto dal servizio, dal protocollo nato con l’Ausl nel 2001, fino ai grandi sforzi anche in piena pandemia per garantire il servizio. Servizio prezioso e costoso, come è stato evidenziato, ma capace di fornire un grande sostegno ai pazienti e alle loro famiglie. «In questi anni – conferma la psiconcologa Luisa Del Nibletto – per i pazienti che non potevano muoversi da casa, è stato fatto tanto, anche a livello psicologico. Recarsi a domicilio delle persone permette di sostenere tutto il sistema famiglia, per migliorare la qualità della vita, per la prevenzione, per gestire momenti di sconforto e quando è necessario anche accompagnare nel lutto».

«Senza dimenticare – spiega Margherita Parolini, ematologa dell’equipe di Oncoematologia dell’Irst – che grazie ai numeri crescenti abbiamo potuto formare gruppi di ematologi che sono punti di riferimento per i pazienti. In più ogni paziente seguito nella propria abitazione permette di alleggerire il carico sugli ospedali e rappresenta un vantaggio anche per la qualità della vita del paziente e delle famiglie».

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